Dalla rimonta contro il Monopoli alla voglia di riscatto, passando per il lavoro quotidiano e il sostegno del pubblico. Il tecnico rossoblù promuove la squadra, difende Martino dopo l’errore iniziale e indica la strada per il futuro: «Non si vince con l’urlo prima della gara, ma lavorando durante la settimana».
Ci sono vittorie che valgono tre punti e altre che possono rappresentare qualcosa di più. Per la Casertana, il successo in rimonta contro il Monopoli sembra avere proprio questo significato: una prova di carattere, una risposta alle difficoltà delle ultime settimane e, soprattutto, un segnale di ripartenza. Il nuovo allenatore rossoblù non nasconde la soddisfazione per la prestazione dei suoi, sottolineando come, nei pochi giorni a disposizione, fosse impossibile trasmettere tutti i concetti tattici desiderati. C’era, però, una priorità: ritrovare lo spirito giusto.
«In quattro giorni abbiamo fatto tre o quattro allenamenti e tante riunioni. Non potevo aspettarmi che i ragazzi mettessero subito in pratica tutto quello che ci siamo detti. Avevo chiesto una cosa sola: lo spirito, l’atteggiamento, la voglia di prevalere sull’avversario e di non permettere al Monopoli di farci passare un’altra brutta settimana».
La reazione dopo l’errore: carattere e personalità
La partita avrebbe potuto prendere una piega diversa dopo l’errore iniziale di Martino, un episodio che avrebbe potuto alimentare le insicurezze di una squadra reduce da due sconfitte. Invece, proprio da quel momento, il tecnico ha visto emergere la risposta che cercava.
«Dopo quell’errore Martino ha fatto una grandissima partita. Non è semplice reagire così, perché vieni da due sconfitte, giochi in casa e può subentrare un po’ di timore. È umano, è normalissimo. Invece ho visto un atteggiamento impressionante, soprattutto nella voglia di recuperare palloni».
La Casertana ha saputo rimettere in piedi la gara, trovare il vantaggio prima dell’intervallo e continuare a giocare senza arretrare eccessivamente. Anche quando, intorno al 65’-70’, è arrivato un calo fisico e mentale, la squadra ha resistito.
«I ragazzi hanno dato l’anima per non prendere il 3-2. Se avessimo subito un altro gol, gli ultimi minuti sarebbero diventati difficili per tutti. Sono stati veramente bravi. Faccio i complimenti a chi è partito dall’inizio, a chi è subentrato e anche a chi è rimasto in panchina, perché tutti avevano lo spirito giusto».
Il tecnico ha poi spiegato alcune scelte effettuate durante la gara, precisando che le sostituzioni di Rocchi e Favale non erano legate a prestazioni negative, ma alla necessità di gestire il rischio rappresentato dagli attaccanti avversari, entrambi ammoniti. Positivo anche l’impatto dei subentrati, capaci di inserirsi nella partita con determinazione e disponibilità. Un segnale importante per un allenatore che vuole poter contare sull’intero gruppo.
La lezione di Nedo Sonetti: grinta, duelli e voglia di vincere
Nel corso dell’intervista è arrivato anche il saluto di Nedo Sonetti, accompagnato da un messaggio rivolto al tecnico: tirare fuori la grinta e la combattività dei propri giocatori. Un richiamo che l’allenatore rossoblù ha accolto con piacere, riconoscendo l’influenza avuta da Sonetti sul suo percorso.
«Era un grandissimo motivatore, soprattutto sotto questo aspetto. Negli anni ho cercato di rubare qualcosa a ogni allenatore e da lui ho sicuramente preso questo carisma, questa cazzimma, come si direbbe a Napoli. Altri allenatori mi hanno trasmesso altre qualità. Lo saluto e lo ringrazio volentieri».
Per il tecnico, la prestazione non si misura soltanto attraverso il possesso palla o il numero dei passaggi. Sono altri i dati che permettono di comprendere il valore di una squadra: i duelli vinti, i palloni recuperati, il tempo necessario per riconquistarli, i tiri prodotti e quelli concessi agli avversari.
«Sono dettagli che dipendono dalla qualità dei giocatori, ma molto anche dallo spirito».
È proprio questo il punto di partenza individuato dall’allenatore: prima ancora di perfezionare i meccanismi tattici, bisogna costruire una squadra capace di lottare, reagire e mantenere la concentrazione anche nelle situazioni più complicate.
Equilibrio tattico e riconquista immediata del pallone
L’analisi della partita ha offerto anche indicazioni sul piano tattico. Il tecnico ha evidenziato l’importanza dei movimenti senza palla, dell’occupazione degli spazi e della capacità di mantenere la squadra corta quando si perde il possesso. Gli inserimenti sulle fasce possono mettere in difficoltà gli avversari, creando superiorità numerica e nuove soluzioni offensive. Ma ogni movimento deve essere accompagnato dalla consapevolezza di ciò che può accadere in caso di errore.
«Se perdi palla in mezzo al campo, devi essere pronto a riconquistarla subito. Oggi abbiamo sbagliato diversi passaggi, anche semplici, ma quello che mi è piaciuto è stata la reazione. Passava pochissimo tempo e riuscivamo a riprendere il pallone».
La vicinanza tra i reparti diventa quindi fondamentale per recuperare rapidamente il possesso e impedire agli avversari di ripartire. Il tecnico ha ricordato anche alcune situazioni offensive sviluppate attraverso passaggi in profondità, tra cui l’occasione di Jacopo, fermato dal portiere dopo averlo dribblato, e il terzo gol, nato da una dinamica simile.
«Una squadra deve saper difendere, attaccare, aspettare, lottare, mettere in difficoltà l’avversario e tenere botta. Oggi abbiamo fatto questo».
Bentivegna e Vezzoni, fiducia e margini di crescita
Tra i singoli, parole positive per Bentivegna, giocatore che il tecnico considera dotato di grandi qualità e capace di ricoprire più ruoli. La richiesta, però, è quella di osare maggiormente nelle situazioni individuali.
«Preferisco un giocatore che tenta venti dribbling e magari ne sbaglia quindici, piuttosto che uno che ne prova soltanto tre. Bentivegna mi piace molto, ma può e deve fare di più, perché ha grandissime qualità».
La concorrenza interna, con altri elementi disponibili per ricoprire ruoli simili, rappresenta uno stimolo per tutto il gruppo. A giocare sarà chi offrirà le maggiori garanzie in termini di condizione, rendimento e applicazione. Stima anche per Vezzoni, già allenato in passato a Pesaro.
«È un giocatore forte, con spirito e voglia. Magari non sempre si mette in evidenza con giocate appariscenti, ma lo ritrovi in difesa e in attacco. Ha un atteggiamento incredibile ed è un giocatore che mi piace molto».
Il giudizio sui singoli si inserisce in una visione più ampia: migliorare ogni elemento per rendere più forte l’intera squadra.
«Bisogna sempre lavorare»: nel mirino la prossima partita
La vittoria non cancella la necessità di correggere gli errori. Il tecnico ha spiegato che lui e il suo staff analizzeranno nuovamente la gara, studiando le situazioni tattiche e i dati fisici prima di confrontarsi con i giocatori alla ripresa degli allenamenti.
«Anche se vinci 5-0 e non subisci nemmeno un tiro in porta, bisogna sempre lavorare. Ci sono tante cose da migliorare. Più lavori, più migliori e meno partite perdi».
L’obiettivo è intervenire sugli aspetti tecnici, tattici, fisici e mentali, sfruttando le qualità di una rosa che, secondo l’allenatore, ha tutte le carte in regola per regalare soddisfazioni. All’orizzonte c’è la trasferta contro il Sorrento, indicata nella trascrizione come una gara difficile su un campo complicato, prima di un appuntamento importante come quello con il Bari. La linea è chiara: niente calcoli, ma la volontà di scendere in campo per vincere.
«Non è che le vinceremo tutte da qui alla fine, ma se entri in campo con l’atteggiamento di provare a vincere, aumentano le probabilità di successo. Dipende dai ragazzi, dall’atteggiamento, dall’aspetto fisico e mentale e dalla vita che fanno».
Il tecnico ha inoltre sottolineato la buona risposta del gruppo durante gli allenamenti, tanto da aver incontrato difficoltà nella scelta degli undici titolari e nella gestione delle sostituzioni.
Il pubblico, Martino e il valore del sostegno
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il rapporto con i tifosi. La squadra ha ricevuto l’applauso del pubblico al termine della partita, un’accoglienza che ha fatto piacere all’allenatore, anche perché il coro in suo favore è stato inizialmente intonato dalla moglie e dal figlio. Il tecnico, tuttavia, ha voluto soffermarsi anche sulle critiche rivolte a Martino dopo l’errore che ha portato al vantaggio avversario.
«Ho sentito qualcuno chiedere di cambiarlo, di toglierlo. Ma non sostituisco un giocatore perché sbaglia un passaggio: è umano, può capitare. Un giocatore che sbaglia va aiutato».
Un messaggio netto, che va oltre il singolo episodio. Per l’allenatore, il sostegno del pubblico può aiutare un calciatore a reagire e a ritrovare fiducia durante la partita.
«Se uno non ha sudato la maglia, non si è impegnato o ha tirato indietro la gamba, a fine partita è giusto che possa ricevere fischi e critiche. Ma durante la partita, se un mio giocatore dà l’anima, anche quando sbaglia, deve essere sostenuto. Tutta la squadra va sostenuta».
Un concetto che si lega alla richiesta fatta fin dal primo giorno: costruire un ambiente nel quale errori e difficoltà non diventino motivi per arrendersi, ma occasioni per reagire.
«Le partite non si vincono con l’urlo prima della gara»
Anche il cerchio formato dalla squadra a fine partita è stato oggetto di una domanda. Per il tecnico, si tratta di un gesto che può accompagnare sia le vittorie sia le sconfitte, ma che da solo non determina il risultato.
«Le partite non si vincono perché fai l’urlo prima della gara. Si vincono settimanalmente».
È forse questa la sintesi più efficace del suo pensiero. L’entusiasmo della vittoria è importante, così come lo è il rapporto con i tifosi, ma la vera crescita passa dal lavoro quotidiano, dalla qualità dei giocatori, dall’organizzazione e dalla capacità di mantenere lo stesso atteggiamento anche nei momenti difficili.
La rimonta contro il Monopoli rappresenta dunque un punto di partenza, non un traguardo. La Casertana ha ritrovato energia e fiducia, ma la strada è ancora lunga. Il tecnico lo sa e non cerca scorciatoie: prima lo spirito, poi il lavoro per migliorare ogni dettaglio. Con una convinzione che accompagna tutta l’intervista: una squadra forte può fare la differenza soltanto se, oltre alla qualità, mette in campo carattere, sacrificio e voglia di vincere.
