CASERTA – Esiste una medicina che non si limita a contrastare la malattia, ma custodisce la persona nella sua vulnerabilità più estrema, accompagnandola con delicatezza, competenza e profonda umanità lungo il tratto più difficile dell’esistenza. È la medicina del sollievo, quella che non arretra dinanzi alla sofferenza e che continua a prendersi cura del paziente anche quando la guarigione non costituisce più un approdo possibile. Ed è stato proprio questo il cuore pulsante del workshop “Terapia del dolore e cure palliative: il tempo della cura”, ospitato presso la sede dell’Ordine dei Medici della Provincia di Caserta in occasione della XXV Giornata Nazionale del Sollievo.
Un appuntamento di elevatissimo profilo scientifico, etico e sociale che ha riunito medici, infermieri, psicologi, operatori socio-sanitari e professionisti del comparto assistenziale attorno a una delle questioni più delicate della sanità contemporanea: garantire dignità, qualità relazionale e prossimità terapeutica ai pazienti affetti da patologie ad alta complessità clinica.
L’iniziativa, patrocinata dalla Regione Campania, dall’ASL Caserta e dall’Ordine degli Psicologi della Campania, si è trasformata in una riflessione corale sul significato più autentico della cura e sulla necessità di restituire centralità alla persona anche nelle fasi più fragili della vita.
A suggellare il rilievo istituzionale dell’evento, la presenza del direttore generale dell’ASL Caserta, dottor Antonio Limone, intervenuto in apertura dei lavori. Figura ormai centrale nel panorama sanitario campano, Limone continua a distinguersi per una visione manageriale moderna, lungimirante e fortemente orientata all’umanizzazione dell’assistenza. Sotto la sua guida, l’ASL Caserta ha progressivamente consolidato percorsi sanitari capaci di coniugare efficienza organizzativa, innovazione clinica e attenzione verso la dimensione più fragile della persona.
La partecipazione del manager sanitario al workshop ha confermato la volontà dell’azienda sanitaria casertana di investire concretamente nelle cure palliative e nella terapia del dolore, riconoscendo nella qualità relazionale dell’assistenza uno degli elementi più qualificanti della medicina contemporanea. Una sensibilità istituzionale che trova piena sintonia con il lavoro quotidianamente portato avanti dal dottor Giovanni Sarcinella e dalla sua équipe.
Figura centrale dell’intera giornata, il dottor Giovanni Sarcinella, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Terapia del Dolore, Cure Palliative e Hospice dell’ASL Caserta, nonché direttore scientifico del convegno. Medico di straordinario spessore professionale e umano, Sarcinella rappresenta oggi una delle personalità più autorevoli nel panorama delle cure palliative italiane. Alla consolidata esperienza clinica affianca, infatti, una prestigiosa attività accademica quale docente universitario presso “La Sapienza” di Roma e l’Università di Tor Vergata, realtà nelle quali continua a formare nuove generazioni di professionisti sanitari, trasmettendo competenze, sensibilità etica e cultura della cura.
La sua figura emerge come sintesi rara tra sapere scientifico, capacità organizzativa e profonda attenzione verso la sofferenza umana. Un profilo che, negli anni, ha contribuito a rendere l’ASL Caserta un riferimento significativo nell’ambito della terapia del dolore e dell’assistenza palliativa.
Attorno alla visione del dottor Sarcinella si è sviluppato un articolato percorso congressuale orientato alla presa in carico globale del paziente fragile. Il workshop ha affrontato i principali temi legati all’assistenza di fine vita: governance sanitaria, valutazione clinica in hospice, strategie multimodali di terapia del dolore, protocolli di sedazione palliativa, supporto psicologico, continuità assistenziale domiciliare e integrazione multidisciplinare.
Particolarmente apprezzata la scelta di valorizzare un approccio realmente interdisciplinare, nella consapevolezza che il dolore non possa essere interpretato esclusivamente come fenomeno biologico, ma debba essere accolto anche nelle sue implicazioni emotive, relazionali e sociali.
Nel corso della giornata si sono alternati contributi di elevato spessore specialistico. Tra i relatori: il dottor Pietro Riello, anestesista rianimatore; il dottor Michele Golino, anestesista rianimatore; la dottoressa Tania Valente, anestesista rianimatore; il dottor Giovanni Santangelo, specialista in medicina fisica e della riabilitazione; il dottor Emanuele Mingione, psicologo e psicoterapeuta; e la dottoressa Laura Felicetti, infermiera professionale.
Un panel multidisciplinare che ha consentito di approfondire la gestione terapeutica del dolore da prospettive differenti ma complementari, evidenziando quanto il trattamento del paziente fragile richieda una sinergia costante tra competenze mediche, assistenziali e relazionali.
Tra gli argomenti affrontati durante il workshop anche l’inquadramento normativo delle reti di fine vita, gli indicatori prognostici e semiotici algologici, l’ottimizzazione dei processi infermieristici e l’integrazione domiciliare nei percorsi palliativistici. Ampio spazio è stato inoltre dedicato all’ozonoterapia sistemica quale possibile supporto complementare nelle cure palliative, finalizzato al miglioramento della qualità della vita dei pazienti.
Non meno rilevante il focus sulla psicologia clinica e sulle dinamiche relazionali che accompagnano il percorso di malattia. Una riflessione che ha restituito al congresso una dimensione profondamente umana, ricordando come il sollievo non possa limitarsi alla riduzione del dolore fisico, ma debba necessariamente attraversare anche la sofferenza interiore, la paura, il senso di smarrimento e la vulnerabilità emotiva delle famiglie.
L’intero incontro ha consegnato alla città l’immagine di una sanità capace di interrogarsi sul proprio ruolo più profondo. Non soltanto cura tecnica, dunque, ma ascolto, accompagnamento, empatia e responsabilità morale verso chi attraversa il tempo più fragile dell’esistenza.
In questo scenario, il lavoro svolto dal dottor Giovanni Sarcinella assume un significato ancora più rilevante. Attraverso la guida dell’Unità Operativa Complessa di Terapia del Dolore e Cure Palliative dell’ASL Caserta e il suo impegno accademico nelle università “La Sapienza” e “Tor Vergata”, il medico continua, infatti, a rappresentare una delle figure più autorevoli nella costruzione di percorsi assistenziali fondati sull’umanizzazione della medicina e sulla tutela integrale della persona.
La stessa scelta del titolo del workshop – “Il tempo della cura” – appare oggi profondamente simbolica. Perché esiste un tempo clinico scandito da protocolli e terapie, ma esiste soprattutto un tempo umano fatto di ascolto, presenza, conforto e prossimità. Ed è proprio in questa dimensione che la medicina ritrova la propria essenza più autentica.
In un’epoca caratterizzata da velocità esasperata, spersonalizzazione e relazioni sempre più fragili, iniziative come quella ospitata a Caserta ricordano quanto il sollievo rappresenti un diritto di civiltà prima ancora che una pratica sanitaria. Restituire dignità alla sofferenza significa riaffermare il valore stesso della persona, anche quando la fragilità diventa estrema e la speranza della guarigione lascia spazio al bisogno di essere accompagnati con rispetto, competenza e umanità.
La lezione più alta emersa dal workshop casertano riguarda proprio questo principio: la grandezza della medicina non coincide esclusivamente con la capacità di guarire, ma si manifesta soprattutto nella volontà di non lasciare mai solo chi soffre.
