CASERTA – Due dissesti finanziari dichiarati nell’arco di pochi anni e una lunga strada ancora da percorrere per riportare definitivamente i conti del Comune verso una situazione di stabilità. La storia finanziaria di Caserta rappresenta una delle vicende più complesse della vita amministrativa cittadina, segnata da debiti accumulati nel tempo, difficoltà nella riscossione delle entrate e tentativi di risanamento che hanno richiesto sacrifici economici e organizzativi.
Il primo dissesto arriva nel 2011, durante l’amministrazione guidata dal sindaco Pio Del Gaudio. La decisione maturò al termine di un lungo periodo caratterizzato da una situazione finanziaria sempre più difficile da sostenere.
Alla base della crisi vi erano diversi fattori: un indebitamento rilevante, difficoltà nei pagamenti verso fornitori, debiti fuori bilancio, una ridotta capacità di riscossione dei tributi e una crescente distanza tra le somme previste nei bilanci e quelle effettivamente incassate.
Con il dissesto venne avviata la procedura straordinaria per la gestione dei debiti pregressi, affidata all’Organismo straordinario di liquidazione, mentre la gestione ordinaria del Comune avrebbe dovuto ripartire attraverso un percorso di equilibrio finanziario.
Il risanamento, tuttavia, non riuscì a chiudere definitivamente la crisi.
Negli anni successivi continuarono infatti a emergere criticità legate alla tenuta dei bilanci, alla riscossione delle entrate, ai residui attivi e alla presenza di ulteriori passività. Una situazione che portò alla seconda dichiarazione di dissesto.
Il 23 aprile 2018, durante l’amministrazione guidata dal sindaco Carlo Marino, il Consiglio comunale approvò il secondo dissesto finanziario, il cosiddetto “dissesto bis”.
La nuova procedura arrivò perché il precedente percorso di risanamento non aveva consentito di raggiungere un equilibrio stabile. Restavano aperti nodi importanti: difficoltà nella riscossione dei tributi, contenziosi, debiti accumulati e una situazione finanziaria ancora fragile.
Il secondo dissesto non fu quindi un evento improvviso, ma il risultato di una crisi strutturale maturata nell’arco di molti anni.
In vista della prossima tornata elettorale, il tema dei conti comunali dovrebbe rappresentare il primo punto dei programmi dei candidati alla carica di sindaco.
La grande sfida per chi si candiderà a guidare Caserta non potrà prescindere da una domanda fondamentale: come uscire definitivamente dalla lunga stagione del dissesto finanziario?
Prima ancora dei grandi progetti di sviluppo urbano, delle opere pubbliche e dei programmi politici, la nuova amministrazione sarà chiamata a presentare ai cittadini un piano chiaro sulla gestione dei conti, indicando tempi, strumenti e obiettivi per completare il percorso di risanamento.
Il dissesto, infatti, non è soltanto una questione tecnica affidata agli uffici finanziari, ma una delle principali sfide politiche della città. Significa affrontare il problema della riscossione dei tributi, della gestione della spesa, delle passività ancora presenti e della capacità dell’ente di programmare il futuro senza tornare in una situazione di emergenza.
I cittadini chiedono chiarezza: quali saranno le strategie per aumentare le entrate? Come verranno recuperati i crediti non riscossi? Quali interventi saranno adottati per evitare nuovi squilibri? E soprattutto, quando Caserta potrà considerarsi definitivamente fuori dalla stagione dei dissesti?
Nel dibattito cittadino è emersa anche la richiesta di un possibile intervento straordinario del Governo, definito da alcuni come un “decreto salva Caserta”.
Non esiste oggi un provvedimento ufficiale con questo nome, ma l’espressione viene utilizzata per indicare l’ipotesi di una norma nazionale capace di sostenere gli enti locali che si trovano in condizioni finanziarie particolarmente difficili.
Un eventuale intervento potrebbe prevedere strumenti straordinari di accompagnamento al risanamento, come un sostegno finanziario, tempi più lunghi per completare il riequilibrio, misure per la gestione del debito storico o un rafforzamento della macchina amministrativa.
Non si tratterebbe, però, di cancellare automaticamente i debiti, ma di affiancare l’ente in un percorso di risanamento più sostenibile.
Per Caserta, dopo due dissesti, un eventuale intervento nazionale richiederebbe una scelta politica del Governo e del Parlamento, motivata dalla particolarità della situazione finanziaria vissuta dalla città.
Il rischio principale da scongiurare è quello di tornare, in futuro, a una nuova emergenza finanziaria.
Per questo la prossima amministrazione dovrà puntare su una gestione più rigorosa e strutturale, intervenendo sulle criticità che hanno caratterizzato la storia dei conti comunali: una riscossione insufficiente, una programmazione spesso condizionata dalle emergenze e la difficoltà di garantire continuità amministrativa.
La storia dei due dissesti dimostra che la crisi finanziaria di Caserta è maturata nel corso di più legislature e non può essere attribuita a una sola amministrazione.
Dall’amministrazione Luigi Falco a quella di Nicodemo Petteruti, passando per Pio Del Gaudio e arrivando a Carlo Marino, il Comune ha attraversato una lunga fase caratterizzata da difficoltà economiche e tentativi di risanamento.
Ora la responsabilità passa alla futura classe politica dirigente: il primo impegno dovrà essere quello di spiegare ai cittadini quale strada percorrere per chiudere definitivamente il capitolo del dissesto.
La vera sfida sarà trasformare il risanamento dei conti in una nuova fase amministrativa, capace di garantire servizi efficienti, investimenti e maggiore fiducia nelle istituzioni.
