Dott.ssa Nadia Ersilia Atzori
Dott.ssa Nadia Ersilia Atzori
Il mondo del dating online rappresenta oggi un paradosso relazionale: se da un lato offre opportunità di connessione con centinaia di persone, dall’altro nasconde insidie complesse che puntano dritto alla nostra vulnerabilità emotiva. Le app di dating stanno trasformando la ricerca di un partner in una dinamica sempre più alienante tanto che le stesse piattaforme, dopo il boom iniziale, sono diventate delle vere trappole capaci di isolare l’utente, rendendolo schiavo di un “catalogo” e della gratificazione effimera del match. Questo meccanismo genera spesso una “tirannia della scelta”, come teorizzato da Schwartz, portando a una massimizzazione dei guadagni affettivi che finisce per alimentare ansia, sovraccarico cognitivo e la paralisi da swipe (scorrere i profili senza rischiare un rifiuto diretto), in una costante paura della “singletudine”.
Tuttavia, demonizzare lo strumento non risolverebbe la radice del problema. Il vero fattore di rischio non risiede nell’app in sé, quanto piuttosto nella modalità d’uso e nelle aspettative che vi riponiamo. Troppo spesso, infatti, approcciamo il primo appuntamento con l’urgenza di un colloquio di lavoro finalizzato all’assunzione di un partner, caricando ogni incontro di aspettative e trasformando la frequentazione in una corsa per raggiungere uno specifico traguardo.
Negli ultimi tempi, per ridurre questo effetto, si sta facendo largo il wildflowering (o wildflower dating), un approccio che invita a un cambio di passo, suggerendo di abbandonare schemi predefiniti riscoprendo il piacere di una conoscenza lenta, naturale e priva di forzature non significa rifiutare la tecnologia, ma reimparare a governarla. Tuttavia, mantenere questo approccio consapevole è fondamentale anche per proteggersi dai rischi che la rete, inevitabilmente, porta con sé. Spesso, infatti, gli utenti, con una particolare incidenza verso il target femminile, diventano bersaglio di criminali che manipolano il desiderio di connessione, sfruttando siti caratterizzati da opacità e controlli non rigorosi. È in questo terreno fertile che attecchiscono fenomeni come:
- Catfishing, ovvero la creazione di profili falsi, spesso dietro le mentite spoglie di professionisti stimati o persone in cerca di sostegno, che rubano identità per chiedere continui aiuti economici.
- Sextortion e Revenge Porn, vale a dire l’induzione a condividere foto o video intimi per poi ricattare la vittima minacciando la diffusione del materiale.
- Crypto Romance, la promessa di guadagni facili attraverso investimenti in criptovalute su piattaforme fraudolente gestite dai criminali stessi.
I consigli dell’esperta
- Scegli con cura prediligendo piattaforme trasparenti e che utilizzano strumenti di verifica dell’identità. Mantieni le conversazioni all’interno della chat integrata dell’app finché non ti fidi realmente.
- Verifica e proteggi i dati controllando le impostazioni sulla privacy per evitare che domicilio, lavoro o contatti siano pubblici (rischio doxing). Usa la ricerca inversa su Google Immagini per verificare le foto dei match.
- Limita lo swipe ed evita l’uso compulsivo o prolungato delle app di incontri per non cadere nella trappola del sovraccarico di scelte e del confronto sociale.
- Segui la regola d’oro di non inviare mai denaro, ricariche, bonifici o dati bancari, e diffida di chi si dichiara innamorato subito o chiede contenuti intimi.
- Qualora tu sia vittima di un raggiro o di un ricatto, non aver paura! Non sei tu che hai sbagliato! Interrompi ogni contatto, blocca l’utente, conserva gli screenshot come prove e presenta una denuncia formale alla Polizia Postale per tutelarti e impedire che accada ad altri.
