Ormai è una presenza fissa. Più puntuale dell’apertura dei cancelli, più costante del cambio della guardia. C’è un’auto che sembra aver trovato il suo posto nel mondo: davanti all’ingresso della Reggia su via Giannone, proprio di fronte a via Tanucci. Il cancello oggi è chiuso? Certo. Ma da quando un ingresso monumentale, anche se temporaneamente non utilizzato, si trasforma nel garage personale di qualcuno? La sensazione è che il proprietario di quell’auto viva in una realtà tutta sua, dove il Codice della strada è un semplice suggerimento e il rispetto degli spazi pubblici è un optional riservato agli altri. Del resto, bisogna essere davvero convinti di essere il “figlio della gallina bianca” per parcheggiare con tale disinvoltura giorno dopo giorno, come se quel posto fosse stato assegnato per diritto divino. E la domanda è sempre la stessa: possibile che nessuno veda? Possibile che una situazione che, a detta di molti cittadini, si ripete con regolarità non meriti almeno un controllo? Perché il problema non è soltanto un’automobile. Il problema è il messaggio che passa: se sei abbastanza sfacciato, puoi fare quello che vuoi. Le regole diventano un fastidio per i cittadini perbene, mentre per qualcun altro sembrano semplicemente non esistere. La Reggia è un simbolo della città, un patrimonio che merita rispetto. E il rispetto passa anche dai piccoli gesti: non trasformare un ingresso storico in un parcheggio personale. Forse qualcuno dovrebbe ricordare al nostro “principe del parcheggio” che le strisce non sono un’opinione, i divieti non sono un consiglio e gli spazi pubblici non sono proprietà privata. Perché in una città civile non esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B. Esistono solo regole uguali per tutti. O almeno così dovrebbe essere.
