Dai primi sacrifici da ragazzo fino all’esordio in Serie A, passando per una carriera vissuta accanto a grandi campioni del calcio italiano. Alfonso Camorani ripercorre il suo percorso professionale, raccontando anche la sua visione del calcio moderno, il ruolo dei giovani e l’importanza della meritocrazia.
“Il calcio è sempre stata la mia passione”
Quando hai capito che il calcio sarebbe diventato la tua vita? «Non saprei dirlo con precisione. Da bambino il calcio era semplicemente la mia più grande passione. Ho fatto tantissimi sacrifici, così come li ha fatti la mia famiglia. A dodici anni prendevo il treno da solo per andare ad allenarmi ad Avellino. Erano gli anni ’93-’94, non c’erano i cellulari e mia madre non sapeva nemmeno se fossi arrivato a destinazione. Erano tempi diversi. Tutti quei sacrifici, però, sono stati ripagati.»

L’esordio in Serie A e il calcio di una volta
Tra i ricordi più belli della sua carriera, Camorani non ha dubbi. «Il momento più emozionante è stato l’esordio in Serie A con la maglia della Ternana. È il sogno di ogni ragazzo che cresce in un settore giovanile. Ho avuto la fortuna di affrontare grandi campioni e di essere allenato da tecnici importanti come Gigi Simoni e Zdeněk Zeman. Era un calcio molto diverso da quello di oggi: più fisico, più intenso e, secondo me, con una qualità tecnica superiore.»
“Oggi manca la cultura del sacrificio”
Secondo Camorani, il calcio giovanile è profondamente cambiato. «Oggi vedo meno ragazzi disposti a sacrificarsi. Molti hanno tutto subito. Io, per comprarmi un paio di scarpe da calcio, aspettavo che qualche compagno mi regalasse quelle usate. Oggi, invece, si vogliono scarpe da 300 euro. Il problema non sono i ragazzi, ma bisogna insegnare loro il valore dei sacrifici e dei soldi.» Per l’ex centrocampista, il principio vale anche fuori dal campo. «Nella vita bisogna avere un obiettivo e lavorare per raggiungerlo. Oggi è più facile trovare scuse: è colpa dell’allenatore, del presidente o di qualcun altro. Invece bisogna assumersi le proprie responsabilità.»

I giovani e il calcio italiano
Per Camorani, il calcio italiano dovrebbe avere più coraggio. «In Italia si ha paura di lanciare i giovani. All’estero, invece, ragazzi di 17 o 18 anni giocano già stabilmente in prima squadra. Se non cambiamo mentalità continueremo a restare indietro.»
Il giudizio sul nuovo allenatore della Casertana
Durante l’intervista viene affrontato anche il tema della Casertana. «Ho avuto la fortuna di conoscere Espinal. È un allenatore giovane che ha lavorato bene nella sua precedente esperienza, disputando un campionato importante. Credo abbia le qualità e le idee giuste per fare bene anche alla Casertana.» Camorani elogia anche il percorso dei rossoblù nella scorsa stagione. «La Casertana ha disputato un campionato straordinario. All’inizio pochi immaginavano che potesse chiudere tra le prime posizioni e conquistare i playoff, considerando il livello delle avversarie. Invece ha dimostrato di poter competere con tutti.» Infine, un pensiero ai tifosi. «La Casertana può contare su una tifoseria straordinaria, tra le più calorose e appassionate della categoria. Un sostegno così rappresenta sempre una risorsa importante.»
L’esperienza da calciatore e allenatore
Camorani, classe 1978, vanta 384 presenze tra Serie A, B, C e D, con le maglie di Avellino, Campobasso, Ternana, Salernitana, Lecce, Fiorentina, Siena, Sorrento, Casertana e tante altre. Dopo una lunga carriera da centrocampista, è diventato allenatore, portando con sé un’importante esperienza maturata nei campionati dilettantistici tra Serie D ed Eccellenza. Ha inoltre lavorato nel settore giovanile del Treviso, prima di guidare diverse prime squadre in piazze come Venafro, Gioiese e Forza e Coraggio, fino ad approdare al Tre Pini Matese, con cui ha conquistato il campionato e la Coppa Italia regionale. Oggi Camorani continua a vivere il calcio dalla panchina. «Ho conseguito il patentino da allenatore e lavoro soprattutto nel settore giovanile. Ho deciso di allontanarmi dalle categorie maggiori perché troppo spesso gli allenatori vengono giudicati dopo poche partite. Se una società sceglie un tecnico dovrebbe concedergli il tempo di sviluppare un progetto.» Per l’ex centrocampista, il ruolo dell’allenatore è soprattutto quello di valorizzare i giocatori. «L’allenatore deve creare un gruppo, leggere le partite e mettere i calciatori nelle condizioni migliori per esprimersi. Poi, naturalmente, sono sempre i giocatori a fare la differenza in campo.»

Il significato del successo
In chiusura dell’intervista, ad Alfonso Camorani viene chiesto quale sia, secondo lui, il vero significato del successo. La risposta racchiude perfettamente la sua filosofia di vita. «Per me il successo è arrivare a qualcosa con sacrificio e tenacia.» Una frase semplice ma significativa, che riassume il suo percorso umano e professionale: dai lunghi viaggi in treno da ragazzo per inseguire il sogno del calcio fino alla carriera tra i professionisti e all’impegno di oggi nella crescita delle nuove generazioni. Per Camorani, il successo non si misura con la fama o con i trofei, ma con la determinazione, il lavoro quotidiano e la capacità di non arrendersi mai davanti alle difficoltà. Un insegnamento che va ben oltre il calcio e diventa una vera lezione di vita.
