CASERTA – Francesco Dergano aveva solo 27 anni. Un’età in cui si costruiscono sogni, si fanno progetti e si guarda al futuro con la speranza di chi ha ancora una vita davanti. Invece quel futuro si è spezzato improvvisamente sul posto di lavoro, lasciando una famiglia distrutta dal dolore e una comunità sconvolta.
La sua morte ha colpito profondamente l’intera provincia di Caserta. Dietro la notizia di cronaca non c’è soltanto un incidente, ma la storia di un giovane che era uscito di casa per lavorare e che non farà più ritorno tra le braccia dei suoi cari.
A dare voce a questo dolore è il vescovo di Caserta e Capua, monsignor Pietro Lagnese, che ha affidato a un messaggio carico di umanità il proprio cordoglio e la propria indignazione.
«Siamo ancora una volta chiamati a vivere un tempo di profondo smarrimento», scrive il presule. Parole che raccontano il senso di impotenza davanti a tragedie che continuano a ripetersi. Perché ogni volta che un lavoratore perde la vita, non muore soltanto una persona: si spezzano affetti, speranze, sacrifici e sogni costruiti giorno dopo giorno.
Il pensiero del vescovo va innanzitutto alla famiglia di Francesco, ai genitori, ai parenti, agli amici che oggi si ritrovano a fare i conti con un vuoto impossibile da colmare. Un dolore silenzioso che nessuna parola potrà cancellare.
Ma accanto al cordoglio emerge anche una domanda che pesa come un macigno: perché si continua a morire di lavoro? Perché nel 2026 ci sono ancora persone che perdono la vita mentre cercano semplicemente di guadagnarsi da vivere?
«Non è possibile che la ricerca del pane quotidiano si trasformi in una condanna a morte», afferma monsignor Lagnese. Una frase che racchiude tutta l’amarezza di una società che troppo spesso si commuove dopo una tragedia e poi torna alla normalità fino al prossimo dramma.
Francesco aveva un nome, un volto, una famiglia. Non era un numero da aggiungere a una statistica. Era un ragazzo con una vita da vivere, con sogni da realizzare e giorni ancora da scrivere.
Oggi Marcianise piange un figlio. Una madre e un padre piangono il loro ragazzo. E mentre il dolore attraversa una comunità intera, resta la speranza che questa tragedia non venga dimenticata quando si spegneranno i riflettori.
Perché nessun genitore dovrebbe attendere il ritorno di un figlio sapendo che quel ritorno non ci sarà più. E nessuno dovrebbe perdere la vita semplicemente per aver cercato di fare il proprio lavoro
