Lungo la Via Appia (SS7bis) e la Via Casilina (SS6), in provincia di Caserta, si consuma da anni uno spettacolo tanto assurdo quanto imbarazzante: fermate autobus senza segnaletica, cartelli assenti o deteriorati, strisce cancellate dal tempo e dall’indifferenza. Dal 2021 a oggi sembra che nessuno abbia trovato il tempo di intervenire. Del resto, installare un cartello o rifare una segnaletica orizzontale è evidentemente un’impresa più complessa di una missione spaziale. A convivere ogni giorno con questa situazione non sono soltanto i passeggeri. Ci sono anche i lavoratori del trasporto pubblico: autisti e personale delle aziende che garantiscono il servizio tra mille difficoltà. Gli autisti percorrono quotidianamente queste strade e si trovano spesso a fermarsi in punti poco visibili, privi di una chiara identificazione e talvolta persino pericolosi. Una situazione che aumenta i rischi operativi, genera contestazioni e complica ulteriormente un lavoro già impegnativo. In pratica si pretende puntualità, efficienza e qualità del servizio, ma si dimentica di garantire le condizioni minime per svolgerlo. È come chiedere a un chirurgo di operare senza strumenti o a un pilota di atterrare senza pista. Poi ci si domanda perché il trasporto pubblico fatichi a essere attrattivo. Le aziende investono mezzi e risorse, i lavoratori garantiscono il servizio ogni giorno, con qualsiasi condizione atmosferica, ma le fermate continuano a sembrare reperti archeologici abbandonati lungo la strada. La realtà è che una fermata ben segnalata non è soltanto una questione estetica. È sicurezza per i cittadini, tutela per gli autisti, rispetto per il lavoro e civiltà per il territorio. Forse qualcuno dovrebbe spiegare agli enti competenti che il trasporto pubblico non è fatto soltanto di autobus. È fatto soprattutto di persone. Persone che lavorano, persone che viaggiano e persone che meritano qualcosa di meglio di una fermata invisibile. Perché quando persino il luogo dove un autobus dovrebbe fermarsi non è più riconoscibile, il vero problema non è la segnaletica. È l’assenza di attenzione verso chi ogni giorno tiene in movimento questo territorio.
