Nonostante un lieve miglioramento stagionale, il quadro della qualità dell’aria in provincia di Caserta resta pesante e tutt’altro che rassicurante. I dati delle centraline dell’ARPAC mostrano una riduzione delle concentrazioni di PM10 rispetto ai mesi invernali, complice la fine del riscaldamento domestico e condizioni meteo più favorevoli. Ma si tratta di un miglioramento solo apparente: il problema strutturale resta intatto.
Il segnale più allarmante arriva da Teverola, già oltre il limite di legge: 38 superamenti del valore giornaliero di 50 µg/m³, contro i 35 consentiti in un intero anno. Un dato che certifica il fallimento del rispetto degli standard minimi di qualità dell’aria. Peggio fa solo Casoria, con 40 sforamenti.
Nel resto del territorio la situazione non cambia sostanza. Ad Aversa si contano 19 superamenti, lo stesso numero registrato in una delle centraline di Caserta (area corso Giannone). Nell’altro punto di monitoraggio cittadino, nei pressi dell’istituto Manzoni, i valori sono più bassi ma comunque non irrilevanti: 2 sforamenti. A Maddaloni si arriva a 15, mentre a Marcianise sono 13.
Il dato complessivo conferma una realtà ormai cronica in vaste aree della Terra dei Fuochi: un territorio esposto da anni a un mix costante di traffico intenso, combustioni illegali, discariche abusive e pressioni industriali non adeguatamente controllate. Non emergenze isolate, ma un sistema di criticità stratificate che continuano a scaricarsi sull’aria che si respira ogni giorno.
Sul fronte sanitario, le associazioni ambientaliste ribadiscono l’urgenza di un cambio di passo. L’ISDE – Medici per l’Ambiente richiama l’attenzione sui rischi ormai noti dell’esposizione prolungata alle polveri sottili: aumento di patologie respiratorie croniche, allergie e incidenza di tumori polmonari.
Anche Legambiente denuncia una gestione ancora insufficiente e frammentaria. Le misure adottate risultano spesso tardive o solo formali, mentre interventi strutturali come revisione della mobilità, riduzione del traffico e riforestazione urbana restano in larga parte annunciati ma non realizzati. Intanto, con l’arrivo della stagione fredda, il rischio è quello di rivedere puntualmente peggiorare una situazione che non ha mai smesso davvero di essere critica.
