C’è il dolore senza appello di un padre, ma anche accuse precise che ora pesano sulla morte di Giovanni Sparaco, il carabiniere di 25 anni originario di Curti trovato senza vita nella caserma del comando provinciale di La Spezia.
A colpire è la lettera scritta dal padre dopo la tragedia. Non un semplice addio, ma un atto d’accusa: il giovane, secondo il racconto, avrebbe sofferto a lungo per discriminazioni, critiche e comportamenti ostili da parte di colleghi dell’Arma dei Carabinieri. “Hai sofferto in silenzio”, scrive, parlando apertamente di cattiveria e persecuzioni.
Il 18 aprile il militare si è tolto la vita in caserma, utilizzando la pistola d’ordinanza. La Procura di La Spezia ha aperto un’inchiesta, al momento senza ipotesi di reato, per chiarire cosa sia accaduto.
Ma è proprio quella lettera a cambiare il quadro. Il padre punta il dito contro “l’invidia e la crudeltà” di alcuni colleghi, descrivendo un malessere cresciuto nel tempo, fino a diventare insostenibile.
Accanto alle accuse, resta il ritratto di un ragazzo descritto come serio, legato alla divisa e con un futuro davanti. Ed è questo contrasto a rendere la vicenda ancora più dura: un percorso costruito con impegno e un epilogo tragico consumato nello stesso luogo che rappresentava il suo sogno.
Ora spetterà agli inquirenti verificare se dietro quelle parole ci siano responsabilità concrete. Ma una cosa è certa: il caso non è più solo una tragedia privata, ma una storia che chiede risposte.
