Il 30 Giugno 1792 nel parlatorio del Monastero di S. Agostino, davanti al Notaio Pezzella si incontrarono le più rappresentative monache del suddetto Monastero, costituite da: Suor Vittoria Daniele (Priora), suor Maria Felicia Roberti, suor Vincenza Pastore (Vicaria), suor Maria Fortunata Fusco, suor Maria Veronica Lisi, suor Maria Antonia Giaquinto, suor Maria Saveria Di Napoli, suor Maria Raffaella Della Marra, suor Maria Maddalena Masucci, suor Maria Carmela e suor Maria Rosa Giaquinto, suor Maria Antonia Giaquinto (ripetuta due volte o omonima), suor Maria Teresa Fusco e suor Maria Giuseppa D’Elena con i fratelli don Domenico e don Francesco B……. figli del don Giuseppe, della Terra di Baiano di Nola ed eredi del medesimo. La ragione dell’incontro era dovuta al fatto che le due sorelle di don Domenico e don Francesco, avevano appena terminato l’anno di noviziato: donna Teresa e donna Rachele B…..Era, quindi, arrivato momento di pagare “non solo l’elemosina di 1.000 ducati, cioè 500 ducati per ciascuna di esse, come forastiere, ma benanche corrispondere e contribuire tutte le spese che vi occorrono a tenore della nota verrà formata dalla reverenda Madre Priora”. Non avendo a disposizione una simile somma, essi si impegnarono a pagare vita natural durante il vitalizio di 40 ducati corrispondente al 4% del capitale, prelevato dalla rendita di un terreno di “diciotto moggia aratorio,arbustato,vitato e seminato sito nelle parti di Avella, in un luogo detto il Resale” . Inoltre, tanto per completare l’operazione, i due fratelli si impegnarono a dare un vitalizio alle due sorelle di 30 ducati annui in cambio della loro rinuncia alla spartizione del patrimonio familiare. Tra le varie clausole inserite, troppo lunghe da enumerare, vi era quella che “volendo esse sorelle uscirsene per loro capriccio dal detto Monastero sian sempre tenuti essi fratelli a pagare i 500 ducati di dote e mancando a questo adempimento, questro istrumento varrà sia nei confronti dei fratelli che delle sorelle”. Un senso degli affari molto spiccato, direi.
