Benvenuti a San Leucio, gioiello dell’UNESCO famoso per la sua seta e la lungimiranza del Re di Napoli… oggi anche famoso per le buche che sfidano la gravità e le panchine che ti ricordano quanto sia pericoloso sedersi. Qui la storia è ovunque: nelle pietre, nei palazzi… e nei rifiuti che ormai sembrano parte integrante dell’arredo urbano.
Passeggiando per il borgo, si ha l’impressione di fare un tour tra musei all’aperto di incuria e abbandono, con installazioni artistiche involontarie come lampioni piegati, cartelli scoloriti e erba alta abbastanza da nascondere un piccolo drago (o almeno un turista sprovveduto). Perfino le strade, un tempo orgoglio della pianificazione settecentesca, oggi sfidano qualsiasi logica: slalom tra buche, radici e parcheggi improvvisati degni di un videogioco arcade.
I turisti che si aspettano un’esperienza da cartolina si trovano invece in una specie di gioco a ostacoli storico, dove ogni passo può essere un piccolo trauma e ogni foto una sfida di sopravvivenza. “Siamo a San Leucio, patrimonio mondiale… o in una escape room a cielo aperto?” si chiederanno molti.
E poi ci sono le promesse: “Rilanceremo il borgo!”, “Progetti di valorizzazione in arrivo!”. Sì, arrivano… con la stessa puntualità con cui i sogni di parcheggio comodi si avverano. Nel frattempo, i cittadini e i visitatori imparano l’arte della pazienza e del contorsionismo urbano, mentre il borgo resta sospeso tra gloria del passato e realtà da cartone animato post-apocalittico.
Insomma, San Leucio è il luogo perfetto per chi ama la storia, la seta… e le emozioni forti tra buche, cartacce e lampioni inclinati. Per gli altri: occhio ai piedi e… buon divertimento!

