Nel dibattito sempre più acceso sulla disaffezione al voto e sull’aumento dell’astensionismo, episodi come quello verificatosi a Caserta domenica 22 marzo 2026, in occasione dello svolgimento del referendum costituzionale sulla divisione delle carriere in seno alla magistratura, sollevano interrogativi seri sulla responsabilità delle istituzioni locali nel garantire l’effettivo esercizio dei diritti democratici. Non si tratta solo di disinteresse dei cittadini, ma anche – e soprattutto – di inefficienze organizzative e comunicative che rischiano di trasformarsi in ostacoli concreti alla partecipazione. Quando un elettore è costretto a orientarsi autonomamente, senza indicazioni chiare né comunicazioni adeguate, per riuscire a votare, il problema non è più individuale, ma sistemico. Quanto accaduto in occasione di questa consultazione rappresenta un caso emblematico di tale criticità.
Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota inviata alla nostra redazione dalla Sig.ra L.B.
Vorrei raccontare un fatto che considero grave.
La sede in cui mi reco abitualmente a votare, la scuola media Ruggiero, è chiusa da tempo a causa di un’infestazione di topi. In occasione dell’ultimo referendum avevo trovato un cartello affisso all’esterno della scuola che indicava lo spostamento del seggio presso il liceo artistico nell’area Saint Gobain. Seguendo quella stessa indicazione, mi sono recata anche oggi in quella sede.
Arrivata sul posto, insieme ad altre persone, ho però trovato la scuola chiusa. Non era presente alcun cartello che segnalasse un ulteriore spostamento del seggio, né avevamo ricevuto comunicazioni ufficiali in merito.
Solo grazie a un contatto personale – un amico dei miei genitori che lavora al Comune – siamo riusciti a ottenere informazioni sulla nuova ubicazione del nostro seggio, condivisa anche da altre tre sezioni. Ci siamo quindi diretti in via Barducci, accompagnando anche un signore anziano che, come noi, era rimasto disorientato.
Giunti sul posto, abbiamo trovato altre persone nella stessa situazione, tutte accomunate dalla mancanza di informazioni chiare e accessibili.
Solo dopo aver votato ho consultato il sito del Comune di Caserta, dove ho trovato un avviso pubblicato il 18 marzo. Tuttavia, si trattava di una comunicazione poco visibile, inserita tra altre notizie, facilmente ignorabile da chi non consulta quotidianamente il sito istituzionale. Una modalità informativa che rischia di escludere proprio le fasce più fragili della popolazione, come gli anziani.
In definitiva, ho potuto esercitare il mio diritto di voto solo grazie a un’iniziativa autonoma e a canali informali. Ma cosa sarebbe accaduto senza questa possibilità? Se, trovando la sede chiusa, avessi rinunciato?
Sarebbe stato un voto in meno.
Ed è proprio questo il punto più critico: in un contesto in cui si cerca di contrastare l’astensionismo e incentivare la partecipazione democratica, è inaccettabile che siano proprio le istituzioni a contribuire, anche indirettamente, a scoraggiare i cittadini. In questo caso, il rischio concreto è che il Comune di Caserta diventi, suo malgrado, corresponsabile di quel fenomeno di disaffezione che si dichiara di voler combattere.
Quanto accaduto non può essere liquidato come un semplice disguido organizzativo. Quando l’accesso al voto dipende dal caso, dalle conoscenze personali o dalla capacità individuale di reperire informazioni, viene meno uno dei principi fondamentali della democrazia: l’uguaglianza dei cittadini nell’esercizio dei propri diritti.
È necessario che episodi come questo non restino isolati nella denuncia, ma diventino occasione di verifica e di responsabilità da parte delle istituzioni competenti. Informare in modo chiaro, tempestivo e capillare i cittadini non è un atto accessorio, ma un dovere imprescindibile.
Perché votare deve essere un diritto garantito, non una prova di orientamento.
