Tempi incerti e lavori ancora da definire: il futuro dello Stadio del Nuoto di Caserta appare più complicato del previsto. A rilanciare l’allarme è stato un incontro pubblico promosso dal Movimento 5 Stelle cittadino lo scorso 20 febbraio, alla presenza anche di rappresentanti del Partito Democratico e di Caserta Decide.
Le difficoltà sono tangibili soprattutto per atleti e famiglie. Andrea Sabino, delegato provinciale della Federazione Italiana Nuoto e tecnico della società Time Limit, spiega che i giovani nuotatori sono costretti ad allenarsi fuori città: tra Napoli, San Nicola la Strada e Piedimonte Matese. Una soluzione tampone che comporta spese e sacrifici crescenti, mentre per la prossima stagione non esiste ancora una pianificazione certa.
A più di un mese dall’accordo siglato tra la Provincia e la Fin, non è stato ancora presentato un piano dettagliato di intervento. Restano sconosciuti entità delle opere, costi e cronoprogramma. Il presidente della Provincia, Anacleto Colombino, aveva indicato l’autunno 2026 come possibile traguardo per la ripartenza, ma l’obiettivo rischia di slittare.
Sul tema si è mosso anche il consigliere regionale Raffaele Aveta, che ha chiesto un confronto con l’assessora allo Sport Fiorella Zabatta. Al centro dell’iniziativa, i disagi per gli utenti – inclusi coloro che utilizzavano la piscina per percorsi terapeutici – e le ricadute sulle associazioni sportive e sui lavoratori rimasti senza impiego.
A giugno termineranno le concessioni delle associazioni che operavano nell’impianto di viale Gallicola. Questo passaggio consentirà alla Provincia di ridefinire il modello gestionale per il futuro.
La Fin, dopo l’intesa di gennaio, ha offerto supporto tecnico per la riqualificazione, ma un eventuale coinvolgimento diretto nella gestione richiederebbe un contributo economico da parte dell’ente proprietario. Una formula già adottata in altre realtà, come nel caso della piscina Scandone di Napoli e dell’impianto di Crotone. Tuttavia, discutere di governance appare prematuro finché non sarà definito il quadro dei lavori.
Il prolungarsi dell’inattività preoccupa anche dal punto di vista tecnico. La vasca è svuotata da mesi a causa di una perdita e il rivestimento interno, non più sostenuto dalla pressione dell’acqua, sta progressivamente deteriorandosi: un intervento di rifacimento sarà inevitabile.
Di fronte a questa situazione, la Provincia aveva due opzioni: limitarsi agli adeguamenti richiesti dai vigili del fuoco per ottenere la certificazione antincendio – assente da anni e causa della chiusura – oppure avviare un piano di ristrutturazione radicale per rilanciare definitivamente l’impianto. È stata scelta la seconda strada, più onerosa e complessa.
Nel frattempo, la città resta senza la sua unica piscina pubblica. E mentre il calendario scorre, cresce il timore che la riapertura possa andare oltre l’orizzonte già ipotizzato dell’autunno 2026.
