Catello Mari, il Leone che il tempo non ha cancellato
Oggi 3 ottobre, alle ore 14:30, il Simonetta Lamberti tornerà a riempirsi per Cavese-Casertana. Novanta minuti di campionato, una sfida sul campo tra due squadre che hanno una storia e una rivalità tutta loro. Ma questa volta, a Cava de’ Tirreni, il calcio avrà un significato che andrà ben oltre il risultato. Perché al Lamberti si giocherà anche nel ricordo di Catello Mari. E non è un caso che a ritrovarsi siano proprio Cavese e Casertana, due delle maglie più importanti nella carriera di quel ragazzo di Castellammare di Stabia che, vent’anni dopo la sua tragica scomparsa, continua a vivere nel ricordo di chi lo ha conosciuto e di un’intera comunità. Catello Mari nasce a Castellammare di Stabia il 5 luglio 1978. Fin da giovanissimo il calcio entra nella sua vita e diventa molto più di una semplice passione. Diventa il suo sogno, il suo lavoro, la strada attraverso la quale costruire il proprio futuro. Il suo percorso lo porta a vivere diverse esperienze nel calcio campano, fino ad arrivare alla Casertana. Ed è proprio l’esperienza in rossoblù a rappresentare una tappa importante nella sua crescita. A Caserta Catello inizia a costruire quella che sarebbe diventata la sua identità calcistica. Arriva come giocatore di fascia, ma con il tempo il suo ruolo cambia. Le sue caratteristiche fisiche, la determinazione e quella naturale predisposizione al sacrificio convincono a impiegarlo sempre più arretrato. Da giocatore di fascia, Mari diventa difensore. Una trasformazione che segna una svolta nella sua carriera. Con la maglia rossoblù Catello impara a interpretare il calcio in maniera diversa. Il nuovo ruolo gli permette di mettere in mostra le qualità che diventeranno il suo marchio di fabbrica: forza fisica, aggressività agonistica, generosità e una capacità quasi istintiva di non arrendersi mai. Era il tipo di calciatore che non si risparmiava. Ogni pallone diventava una battaglia, ogni contrasto un’occasione per dimostrare il proprio carattere. Non giocava soltanto con le gambe, ma con una determinazione che finiva per coinvolgere anche chi gli stava accanto. È in questo periodo che prende forma il calciatore che il pubblico avrebbe poi conosciuto come il Leone. La Casertana rappresenta quindi molto più di una semplice parentesi della sua carriera. È una delle tappe attraverso le quali Catello costruisce il proprio percorso professionale e consolida il ruolo di difensore che lo accompagnerà negli anni successivi. A Caserta cresce il calciatore. A Cava, invece, sarebbe nato il mito. Poi arriva la Cavese. E per Catello Mari comincia un’altra storia. A Cava de’ Tirreni trova una maglia, una squadra e soprattutto una città con cui nasce un legame speciale. Il suo modo di giocare, la sua personalità e quella voglia di lottare su ogni pallone fanno immediatamente breccia nel cuore dei tifosi. Catello non è soltanto un difensore. Diventa uno di loro. La gente di Cava si riconosce in quel ragazzo che in campo non lascia nulla di intentato, che corre, combatte e non si tira mai indietro. Il soprannome “Leone” diventa sempre più appropriato: rappresenta il suo modo di stare in campo, ma anche l’immagine che lascia fuori dal terreno di gioco. Il rapporto tra Mari e Cava cresce insieme alle ambizioni della squadra. E arriva la stagione 2005-2006. La Cavese corre verso un traguardo storico. La squadra vuole conquistare la promozione e riportare Cava de’ Tirreni nel calcio che conta. Catello è uno dei protagonisti di quella cavalcata. Ogni partita è un passo verso il sogno. Ogni domenica il Lamberti si riempie di entusiasmo. La squadra lotta, vince e avvicina sempre di più quel traguardo che la città aspetta da tempo. Fino al 15 aprile 2006. Al Simonetta Lamberti arriva il Sassuolo. La Cavese vince 2-1 e conquista matematicamente la promozione in Serie C1. È festa. Una città intera esplode di gioia. Il campo diventa il centro di una celebrazione che sembra destinata a rimanere per sempre tra i ricordi più belli della storia della Cavese. E Catello Mari è lì. È uno degli uomini di quella squadra. Uno dei protagonisti di quella promozione. Uno dei calciatori che hanno contribuito a trasformare un sogno in realtà. Ma nessuno può immaginare che quella notte di festa stia per trasformarsi, nel giro di poche ore, in una delle pagine più dolorose della storia del club. Dopo i festeggiamenti, Catello si mette in viaggio verso casa, a Castellammare di Stabia. Poi arriva l’alba del 16 aprile 2006. Un tragico incidente stradale spezza la sua vita. Catello Mari ha appena 28 anni. La notizia arriva improvvisa e terribile. Il dolore cancella tutto ciò che poche ore prima aveva riempito le strade e lo stadio: la promozione, la festa, i cori, le bandiere. La Cavese aveva appena conquistato un traguardo storico. Ora doveva piangere uno dei suoi ragazzi. È difficile raccontare una tragedia simile perché Catello non era soltanto un calciatore. Era un figlio, un amico, un compagno di squadra. Era un ragazzo con una vita ancora tutta da vivere e tanti sogni ancora da realizzare. Quei sogni, quella mattina, si fermarono. Ed è proprio per questo che oggi il confronto tra Cavese e Casertana assume un significato particolare. Da una parte c’è la Casertana, una delle tappe fondamentali della crescita di Catello, la squadra con cui aveva iniziato a maturare come calciatore e a trasformarsi nel difensore che sarebbe diventato. Dall’altra c’è la Cavese, la squadra con cui aveva raggiunto uno dei momenti più importanti della sua carriera, diventando protagonista della storica promozione del 2006 e costruendo un legame profondissimo con la città di Cava de’ Tirreni. Due maglie. Due città. Due momenti diversi di una stessa carriera. La Casertana rappresenta una parte importante del percorso che porta alla nascita del calciatore. La Cavese rappresenta invece la consacrazione, il sogno realizzato, il legame con una tifoseria che da allora non ha mai smesso di ricordarlo. E forse è proprio questo il significato più profondo della partita di sabato. Per novanta minuti Cavese e Casertana saranno avversarie. Ma nel ricordo di Catello Mari, quelle due maglie tornano idealmente a raccontare una sola storia. Sono passati vent’anni. Il tempo ha cambiato le persone, le squadre, i campionati e il calcio. Ma non è riuscito a cancellare il nome di Catello Mari. Il suo ricordo è rimasto nelle fotografie di quella squadra, nei racconti dei compagni, nella memoria degli amici e soprattutto nella gente di Cava. La Curva Sud del Simonetta Lamberti porta il suo nome. Ma forse il riconoscimento più grande non è inciso su una targa. È il fatto che, a distanza di vent’anni, ancora oggi si senta il bisogno di parlare di lui. Di raccontare la sua storia. Di ricordare quel ragazzo che correva su ogni pallone e che in campo sembrava non conoscere la parola resa. Sabato 3 ottobre, alle 14:30, il pallone tornerà a rotolare al Simonetta Lamberti. Ci saranno due squadre, novanta minuti, contrasti, gol, emozioni e la voglia di vincere. Ma ci sarà anche un momento in cui il calcio sembrerà fermarsi. Perché Catello sarà ancora lì. Nella sua curva. Nel suo stadio. Nella memoria di chi lo ha conosciuto. Nel cuore della gente che non lo ha mai dimenticato. E forse, guardando quel campo, qualcuno penserà a quel ragazzo di Castellammare che aveva trasformato il calcio nel proprio sogno, che aveva trovato nella Casertana una tappa fondamentale della sua crescita e nella Cavese una seconda casa. Un ragazzo diventato difensore. Un difensore diventato simbolo. Un calciatore diventato memoria. La vita gli ha tolto la possibilità di scrivere tutte le pagine che aveva davanti. Ma la sua famiglia, i suoi amici, i suoi compagni, la Cavese, la Casertana e tutti coloro che lo hanno conosciuto hanno continuato a scrivere il suo nome nella memoria. Catello Mari. Vent’anni dopo, il tempo non lo ha cancellato. Il suo nome vive ancora. Il suo ricordo corre ancora. E sabato, quando Cavese e Casertana scenderanno in campo, il suo Leone tornerà ancora una volta a casa. Due maglie. Una carriera. Un’unica storia. Un unico ricordo. Ciao Catello. Il tuo Leone non smetterà mai di correre.
