Dott.ssa Nadia Ersilia Atzori
Dott.ssa Nadia Ersilia Atzori
La perdita di un animale domestico rappresenta un evento di profonda sofferenza, spesso sottovalutato dal contesto sociale. Negli ultimi decenni, infatti, gli animali domestici sono sempre più presenti e, in alcuni casi, possono arrivare ad essere scelti al posto dei figli. La tendenza dell’uomo di accompagnarsi ad uno o più animali deriva da una innata biofilia presente fin dagli albori che continua ad accompagnarlo anche oggi.
Nonostante la grande importanza, la perdita di un animale tende spesso ad essere sottovalutata o la persona può essere derisa da chi, magari, non ha mai avuto un animale domestico in vita sua. Questa tipologia di lutto può essere definito, tecnicamente, come lutto disenfranchised vale a dire un dolore legittimo che non riesce ad essere riconosciuto all’esterno, acuendo il senso di isolamento di chi resta.
Perché questo lutto può diventare complicato?
Uno dei primi aspetti riguarda l’assenza di riti specifici. A differenza della perdita di un umano, mancano funerali condivisi o permessi lavorativi; la persona non viene compresa e non si riconosce adeguatamente il suo dolore.
L’altro aspetto riguarda la natura del legame. Spesso sentiamo dire dalle persone che possiedono un animale domestico che questi offrono un amore incondizionato e senza giudizio. La loro perdita spezza, per questo, una relazione di attaccamento primario, spesso paragonabile o superiore a quella che si potrebbe instaurare con un’altra persona.
Vi sono, poi, il senso di colpa e il trauma. Una malattia, l’età avanzata dell’animale e la sua sofferenza possono spingere la persona a scegliere l’eutanasia o ad investire qualsiasi cosa pur di aiutare il proprio compagno di vita. Quando vi sono incidenti improvvisi, la situazione si complica perché la persona potrebbe addossarsi le colpe circa la responsabilità di accudimento e questo potrebbe innescare ruminazione mentale e rimorsi laceranti.
Vi è, infine, l’incomprensione esterna che si può manifestare attraverso frasi svalutanti come “Era solo un animale” invalidando l’esperienza emotiva, costringendo la persona che soffre a reprimere le proprie emozioni.
I consigli dell’esperto
Il primo passo clinico consiste nel dare pieno permesso alla persona di soffrire, normalizzando ogni emozione (rabbia, vuoto, tristezza). È importante chiedere aiuto in quanto il lutto, se non elaborato adeguatamente, può dare luogo ad altri vissuti di sofferenza ben più gravi portando addirittura la persona a sperimentare sintomi depressivi o ansiosi.
Un altro consiglio è quello di creare dei rituali simbolici di commiato introducendo, ad esempio, piccoli atti significativi (come scrivere una lettera, creare un album fotografico o piantare un albero) così da elaborare al meglio la separazione fisica.
È importante affrontare i sensi di colpa attraverso un percorso di ristrutturazione cognitiva così da sgravarsi da responsabilità non proprie ed eliminare possibili pensieri intrusivi legati al distacco definitivo.
Fondamentale è chiedere aiuto oppure creare gruppi di condivisione con persone empatiche o che abbiano vissuto lo stesso dolore così da sentirsi meno isolati.
Prima di scegliere se prendere un altro animale, è importante riflettere se quella rappresenti la decisione più adeguata in quel momento per evitare che il nuovo compagno possa essere solo un modo per tamponare il dolore soprattutto quando ci sono dei bambini che stanno soffrendo per la perdita.
Per poter affrontare al meglio la perdita del proprio animale domestico, è possibile fare riferimento a centri specializzati come il Servizio Cremazione Animali (S.C. PET, sito in San Marco Evangelista) che propone anche un servizio di supporto psicologico per elaborare il lutto.
