Dott.ssa Nadia Ersilia Atzori
della Dott.ssa Nadia Ersilia Atzori
Tra “sguardi che bastavano a terrorizzarmi e a mettermi in riga” e “genitori amici”: come sono cambiati gli adolescenti di oggi?
Una delle frasi più ricorrenti che mi capita di ascoltare nel mio studio: “Ai miei tempi bastava uno sguardo di mia madre o di mio padre per farmi capire che avevo superato il limite”. Questa affermazione porta con sé una sottile nostalgia per un codice educativo chiaro, fatto di gerarchie ben definite, rispetto dell’autorità e timore delle conseguenze.
Oggi la sensazione diffusa è che i giovani siano radicalmente diversi. Ma la domanda fondamentale da porsi è: sono davvero i ragazzi a essere mutati nella loro essenza neurologica ed emotiva, oppure sono cambiati il contesto culturale e la gestione educativa degli adulti intorno a loro?
Il primo punto da analizzare è il contesto.
Per comprendere gli adolescenti di oggi occorre guardare prima di tutto ai loro genitori. Negli ultimi decenni abbiamo assistito al passaggio dalla famiglia etica e normativa (centrata sul dovere, sull’obbedienza e sul senso di colpa) alla famiglia affettiva e relazionale (centrata sull’ascolto, sulla felicità del figlio e sulla risonanza emotiva).
Questo cambiamento ha portato innegabili benefici: i ragazzi odierni sono più capaci di esprimere le proprie emozioni, dialogano maggiormente con gli adulti e crescono in contesti meno rigidi. Tuttavia, questo ribaltamento ha generato un effetto collaterale diffuso: la tendenza degli adulti a ricercare la simmetria relazionale, trasformandosi in “amici” dei propri figli, e la creazione del “genitore spazzaneve” o “genitore elicottero”, che spiana costantemente la strada al figlio o alla figlia deresponsabilizzandolo/a continuamente.
L’adolescente ha un bisogno fisiologico di scontrarsi con un limite solido per definire la propria identità. Se il genitore non pone confini, il ragazzo o la ragazza si sente smarrito/a.
Trattare un adolescente come un pari significa caricarlo di responsabilità e decisioni che non ha ancora la maturità emotiva per gestire.
Senza il “no” genitoriale, i ragazzi e le ragazze non allenano la tolleranza alla frustrazione, trovandosi disarmati di fronte ai primi fallimenti scolastici o relazionali.
Il secondo punto su cui soffermarci riguarda le differenze reali tra adolescenti di ieri e di oggi.
Nonostante le basi biologiche dell’adolescenza siano le stesse (la ricerca di autonomia, le trasformazioni del corpo, l’importanza del gruppo dei pari), il modo in cui queste si manifestano è profondamente mutato.
Uno dei motivi è sotto gli occhi di tutti. “Ieri” la vita sociale finiva al rientro a casa; i confronti avvenivano nel quartiere o a scuola. “Oggi” la vita sociale è fluida e ininterrotta; la reputazione online crea una costante pressione estetica e prestazionale.
“Ieri” prevaleva il senso di colpa di fronte alla violazione della norma o della regola familiare. “Oggi”, soprattutto a causa dei social, gli adolescenti sperimentano maggiormente un senso di vergogna di fronte all’inadeguatezza, al fallimento o alla sensazione di “non essere abbastanza”.
Ciò, tuttavia, non significa che gli adolescenti di oggi siano peggiori o più superficiali; anzi, sono spesso molto fragili, costretti a performare in una società che chiede loro di essere sempre visibili, vincenti e felici.
I consigli dell’esperto: come ritrovare la bussola educativa
Se lo sguardo spaventoso appartiene a un’epoca che non c’è più, l’alternativa non può essere il laissez-faire o l’amicizia a tutti i costi. Serve una nuova postura genitoriale, fondata sull’autorevolezza affettiva.
Come possiamo aiutare i genitori in difficoltà?
- Prima di tutto, ricordando loro che non esiste un manuale per “genitori perfetti”, per cui è importante non sentirsi costantemente inadeguati o presi dai sensi di colpa.
- In secondo luogo, essere genitori empatici non significa essere amici. L’amico comprende e condivide a pari livello; il genitore comprende, accoglie, ma sostiene il peso della decisione e del “no”. Dire di no è un atto di cura che rassicura il ragazzo sulla presenza di un adulto saldo al timone.
- Terzo, è importante essere consapevoli che i propri figli possono momentaneamente sembrare staccati emotivamente dai genitori. La funzione genitoriale richiede di saper reggere il conflitto e il disappunto del ragazzo. Un genitore capace di reggere la rabbia del figlio gli insegna che le relazioni solide sopravvivono anche ai momenti di scontro.
- Il quarto aspetto riguarda il sostituire la cultura della prestazione con quella dell’ascolto. Molti ragazzi manifestano ansia e ritiro perché percepiscono di essere amati solo per i loro successi. È fondamentale trasmettere ai figli un messaggio chiaro: “Ti voglio bene per quello che sei, non per i voti che prendi o per le tue prestazioni”.
- Il quinto elemento riguarda il normalizzare la frustrazione e l’errore. Non si può pretendere di “spianare la strada” ai figli/alle figlie risolvendo ogni loro piccolo problema o prendendo le loro parti a prescindere di fronte agli insegnanti o ad altri adulti. È importante fare in modo che possano sperimentare piccole cadute affrontandone le conseguenze, così da costruire una vera resilienza.
- Infine, l’ultimo aspetto riguarda il saper presidiare l’ambiente digitale senza spiare. Non serve vietare i dispositivi del tutto né spiarli segretamente: serve stabilire regole chiare sulla gestione dei tempi e mantenere aperto un canale di dialogo critico sui contenuti del web.
In conclusione, oggi gli adolescenti non chiedono di tornare al modello autoritario del passato, ma esprimono — spesso attraverso il sintomo, l’ansia o la provocazione — il bisogno di ritrovare adulti significativi, capaci di restare al loro posto con fermezza e affetto.
Per letture tematiche, ci sono interessanti libri scritti dai professori Alberto Pellai e Giuseppe Lavenia.
