Martedì 22 settembre, alle ore 19, presso la Parrocchia S. Michele Arcangelo di Casagiove, in via Filippo Iovara 107, parleremo di don Peppe Diana, non solo come simbolo o martire civile, ma come uomo e sacerdote profondamente immerso nella sua terra e nella sua comunità.
A partire dal libro di Antonio Mattone, Il casalese di Dio, una serata per ripercorrerne la vita, l’impegno pastorale, il coraggio e la scelta di non restare in silenzio davanti alla violenza.
Saluti
Don Stefano Giaquinto – Parroco
Angela Maccauro – Dirigente scolastica
Intervengono con l’autore
don Luigi Ciotti – Presidente Libera
Gemma Tuccillo – Magistrato di Cassazione
Conclude
Mons. Pietro Lagnese – Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta
Modera
Toni Mira – Giornalista
«Don Peppe non aveva paura e non mancava di dichiararlo pubblicamente, l’idea del riscatto della sua terra e della sua gente gli impediva di essere imprigionato nel pantano del terrore e, anzi,alimentava quel sogno di una vita senza violenza che condivideva con i giovani delle scuole e della parrocchia».
Antonio Mattone
Il 19 marzo 1994, nella sacrestia della sua chiesa a Casal di Principe, don Peppe Diana viene ucciso mentre si appresta a celebrare la messa. Ha trentacinque anni. La sua morte colpisce una comunità già segnata dalla presenza pervasiva della camorra e apre una ferita destinata a segnare a lungo la memoria collettiva del territorio.
Don Peppe Diana è stato raccontato in diversi modi: Il prete anticamorra, il simbolo, il martire civile, il volto pulito di una terra ferita. Eppure, proprio attorno alla sua figura, negli anni si è consumato quasi un paradosso: più cresceva il mito, più rischiava di scomparire l’uomo.
In Il casalese di Dio. Don Peppe Diana. Storia, omicidio, verità, Antonio Mattone racconta la vita e l’attività pastorale del sacerdote, ucciso il 19 marzo 1994 nella sacrestia della sua chiesa a Casal di Principe, mentre si preparava a celebrare la messa, togliendolo dalla cornice celebrativa per riportarlo nella vita vera, fatta di relazioni, inquietudini, slanci pastorali e solidali, ma anche di contraddizioni. Insomma non un santino da celebrare ma un sacerdote immerso nella complessità della vita di quel territorio, tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90.
Attraverso testimonianze e documenti giudiziari, l’autore intreccia il racconto di chi ha conosciuto il sacerdote con la ricostruzione del contesto sociale in cui ha vissuto e operato. Le testimonianze di confratelli, fedeli e persone legate agli ambienti criminali aiutano a comprendere le ragioni del suo impegno e i rapporti con la sua comunità.
La ricostruzione affronta anche ciò che è accaduto dopo la sua morte: le insinuazioni, i tentativi di screditarlo, le narrazioni che hanno cercato di indebolire il valore della sua testimonianza.
Antonio Mattone è editorialista de Il Mattino, oltre che autore di saggi. A Napoli è tra i principali riferimenti della Comunità di Sant’Egidio, di cui è portavoce, e porta avanti da molti anni un impegno concreto nel volontariato. In particolare, da più di vent’anni frequenta con continuità diversi istituti penitenziari italiani, tra cui il Carcere di Poggioreale, dedicandosi all’ascolto e al sostegno delle persone detenute. Ha pubblicato diversi saggi dedicati ai temi della giustizia, della criminalità e delle possibilità di riscatto, tra cui E adesso la palla passa a me. Malavita, solitudine e riscatto nel carcere (Guida, 2017) e La vendetta del boss. L’omicidio di Giuseppe Salvia (Guida, 2021). Nel corso della sua attività ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui i premi Premio Carlo Pisacane, Premio Giancarlo Siani e il Premio Massimo Milone per la comunicazione.
