A distanza di due anni dall’unità d’Italia, la situazione nel meridione non sembrava affatto normalizzata.
Da un documento del 2 Aprile 1862, redatto dalla Delegazione di Pubblica Sicurezza di Caserta ed indirizzato al Prefetto di Caserta, si evince che venivano esercitate per le strade cittadine, attività sovversive.
Diversi soggetti, definiti “arruolatori borbonici” avvicinandosi a persone comuni, proponevano loro di aderire e combattere per la causa borbonica, attraverso un compenso che prevedeva un anticipo in denaro di dieci grana.
In uno di questi casi, furono arrestati Ambrogio M. e Giuseppe De L., per aver avvicinato tre giovani, di cui un militare in borghese, con il proposito di indurli a passare tra le fila dei sostenitori del vecchio regime. Costoro finsero di aderire alla causa, percependo anche l’anticipo. In tale occasione venne arrestata anche una venditrice di frutta che aveva custodito gli abiti militari dei quali si era privato i finto arruolato. Quest’ultimo, infatti, si procurò di informare gli organi di Polizia i quali procedettero all’arresto dei sostenitori borbonici.
Tali episodi non erano rari e testimoniano che esisteva una solida attività di resistenza che nulla aveva a che fare con il brigantaggio comune.
Secondo le dichiarazioni fatte dal brigante pentito Paris Paciocchi, al Prefetto di Avellino, Nicola De Luca, esisteva un progetto finanziato da Roma (probabilmente guidato dal Re in esilio, Francesco II e dal Vaticano) con il quale erano stati stanziati 185.000 ducati, destinati a finanziare l’arruolamento di combattenti contro il nuovo governo.
La somma di denaro fu divisa tra il Marchese Salvo, il Parroco di Monreale, il Colonnello Presti, ed altri due che il dichiarante conosceva di vista. Uno di essi, appellato con il titolo di Principe, di bassa statura, smilzo, con capelli e barbetta bianchi, abitante al largo delle Pigna a Napoli. Lettere e denari arrivavano anche dal Papa in persona.
Paciocchi sosteneva, pure, che, le popolazioni dei paesi di Avella e di Lauro aiutavano i brigantii, rifornendoli di viveri e munizioni da guerra. La stessa cosa avveniva nelle campagne circostanti del paese di Sirignano (AV).
Il progetto prevedeva anche l’assalto alle carceri, cosa che avvenne in vari luoghi, compresa Caserta, quando il 16 Giugno 1861, Cipriano La Gala , dopo uno scontro armato, liberò dal penitenziario casertano 100 detenuti, 40 dei quali lo seguirono, inizialmente, nella azione destabilizzatrice.
Sempre a distanza di due anni esistevano ancora persone convinte che il vecchio Sovrano sarebbe ritornato al suo posto. Lo testimonia il fatto che su alcuni cippi confinari dei fondi appartenenti a San Leucio, comparivano ancora i gigli borbonici. A detta del delegato di polizia, che rispondeva ad una domanda del Prefetto sulla mancata rimozione, i cippi erano rimasti al loro posto perchè i proprietari dei fondi ritenevano che il ritorno di Francesco II sarebbe stato imminente e, pertanto, era inutile toglierli.
Fonte Archivio di Stato Caserta, Atti di Polizia 1861/62 e Processi sul Brigantaggio.
