C’è qualcosa di profondamente ironico nel portare un turista a visitare un sito UNESCO e ritrovarsi invece a fare uno slalom tra erbacce, immondizia e degrado urbano. San Leucio dovrebbe essere uno dei simboli culturali più prestigiosi del territorio casertano. Un luogo che racconta storia, tradizione, innovazione e identità. E invece oggi, troppo spesso, sembra raccontare soltanto l’abbandono. Chi arriva per ammirare un patrimonio riconosciuto dall’UNESCO si ritrova davanti alberi con radici che fuoriescono dai marciapiedi come tentacoli, erba alta e non curata lungo le strade, rifiuti lasciati ovunque e strutture storiche imbrattate da scritte e incuria. Persino gli antichi lavatoi per cavalli, testimonianza storica di un passato importante, appaiono sporchi, trascurati e lasciati al vandalismo. E la domanda nasce spontanea: ma davvero questa sarebbe la cartolina che vogliamo mostrare al mondo? Perché il problema non è soltanto estetico. Il degrado è un messaggio. Comunica disinteresse, superficialità, rassegnazione. Dice ai cittadini che certi luoghi non meritano attenzione. Dice ai giovani che la bellezza può essere abbandonata senza conseguenze. Dice ai turisti che la storia qui vale meno di una manutenzione ordinaria. La verità è che San Leucio non avrebbe bisogno di miracoli. Avrebbe bisogno semplicemente di cura. Quella cura normale che dovrebbe essere automatica in un luogo che rappresenta un patrimonio mondiale. E invece si continua a vivere nell’assurdo: si organizzano eventi, passerelle, slogan sul turismo e valorizzazione del territorio, mentre basta fare cento metri a piedi per vedere il contrario. Forse il vero patrimonio UNESCO, ormai, è la capacità tutta italiana di convivere con il degrado fingendo che sia normale. Eppure San Leucio meriterebbe molto di più. Meriterebbe rispetto. Per la sua storia, per i cittadini che la vivono ogni giorno e per chi arriva da fuori aspettandosi di visitare un gioiello culturale e si ritrova davanti l’ennesima occasione sprecata. Perché un patrimonio non si valorizza con le parole, ma con la manutenzione, il decoro e il senso civico. Tutto il resto è soltanto marketing territoriale fatto male.

