Oltre 800 studenti con famiglie e cittadini contro la demolizione della storica sede
Non soltanto una protesta degli studenti. Non soltanto la mobilitazione di docenti e genitori. Quella andata in scena questa mattina a Caserta è stata soprattutto la manifestazione di una comunità che non vuole assistere in silenzio alla cancellazione di uno dei luoghi più riconoscibili della propria storia scolastica e cittadina.

Oltre 800 studenti del Mattei-Ferraris sono scesi in strada, accompagnati da docenti e, in numerosi casi, dai propri genitori. Accanto a loro anche cittadini comuni, ex studenti e persone che con la scuola non hanno più rapporti diretti, ma che hanno scelto comunque di esserci. Una partecipazione che ha trasformato il corteo promosso dal Comitato Mattei-Ferraris in una manifestazione cittadina, con un messaggio preciso: la sede storica di via Settembrini non può essere considerata soltanto un edificio da abbattere e sostituire, perché dentro quelle mura c’è una parte consistente della storia di Caserta. Il corteo, partito dall’area dell’ex Macrico, ha attraversato Corso Trieste per dirigersi verso piazza Vanvitelli e la Prefettura, con lo slogan “La scuola al centro, il centro alla scuola”. Una scelta tutt’altro che casuale: la battaglia del comitato non riguarda infatti soltanto il destino dell’istituto, ma il ruolo che la scuola pubblica deve continuare ad avere nel cuore della città. A colpire, questa mattina, è stata soprattutto la dimensione della partecipazione. Gli studenti sono arrivati in massa. Giovani che normalmente trascorrono le loro mattinate nelle aule, nei laboratori e nei corridoi del Mattei si sono ritrovati invece a camminare insieme nel centro di Caserta per difendere proprio il luogo nel quale quella comunità scolastica è cresciuta. Ai nostri microfoni, la professoressa Manuela Parlapiano, membro del Comitato “Mattei-Ferraris”, ha espresso tutta la sua emozione per un’affluenza che ha superato le aspettative: “Eravamo più di mille. Guardare quel fiume di persone, i nostri ragazzi con gli occhi lucidi e fieri, i colleghi, il personale della scuola, i genitori, gli amici e tantissimi studenti arrivati dagli altri istituti di Caserta solo per dirci ‘noi siamo con voi’, è stato qualcosa di indescrivibile.”
E con loro ci sono stati i genitori. Madri e padri che hanno scelto di affiancare i propri figli in una vicenda che ormai va ben oltre le difficoltà organizzative dell’anno scolastico. Perché dietro la protesta c’è la preoccupazione per una scuola smembrata in più sedi, ma soprattutto la paura che una soluzione temporanea possa trasformarsi, con il trascorrere dei mesi e degli anni, nella definitiva perdita della sede centrale. La presenza dei cittadini ha dado alla manifestazione un significato ancora più forte. Il corteo non è rimasto confinato dentro la comunità del Mattei-Ferraris: lungo il percorso la protesta ha incontrato la città, riportando all’attenzione di tutti una domanda che riguarda il futuro di Caserta. La professoressa Parlapiano ha raccontato quei momenti intensi: “C’è stato un momento di commozione così forte che trattenere le lacrime è stato davvero impossibile: fino a quando siamo stati all’interno del Macrico, non ci rendevamo ancora conto di quanti fossimo diventati. Poi la testa del corteo ha imboccato corso Trieste: mi sono girata e ho visto un fiume umano che non finiva più. In quell’istante, dentro di me, ho pensato a questo mese lungo ed estenuante passato a organizzare ogni dettaglio con un gruppo ristretto di colleghi meravigliosi, alle ore ed ore di lavoro rubate alle nostre vite, alle ansie, alle speranze… e mi sono detta: “ce l’abbiamo fatta, è riuscito davvero!”. A rendere tutto ancora più speciale è stato lo sguardo della città: la gente affacciata ai balconi lungo le strade del centro ci applaudiva, ci sorrideva e ci incoraggiava. Ci siamo sentiti finalmente compresi, abbracciati, non più soli. C’era un’atmosfera incredibile di solidarietà e di condivisione profonda. E la cosa più bella, che riempie d’orgoglio tutti noi, è stata la compostezza: muovere una folla gigantesca in perfetto ordine, con questo rispetto e questa civiltà, è la risposta più potente a chiunque dubiti della forza della scuola pubblica.” Il lungo serpentone umano ha così ridisegnato la mappa della mattinata casertana. Ma che cosa significa perdere una scuola storica dal centro cittadino? Per il Comitato significa perdere un presidio di formazione, socialità, inclusione e legalità. E significa anche impoverire la vita quotidiana del centro cittadino, che per decenni ha avuto nel Mattei uno dei suoi principali motori. Già nelle scorse settimane commercianti della zona avevano sottolineato le conseguenze della scomparsa quotidiana di centinaia di studenti, famiglie e lavoratori dalle strade intorno a via Settembrini. L’istituto, in vero, non è soltanto un edificio: è questo il punto sul quale la protesta di oggi ha insistito maggiormente. Il Mattei non è nato ieri e non è una scuola nata per occupare semplicemente uno spazio edilizio. L’istituto venne costituito nel 1961, originariamente come istituto professionale di Stato per il commercio. Nel corso dei decenni ha modificato e ampliato profondamente la propria offerta formativa, seguendo l’evoluzione della società, dell’economia e del mondo del lavoro, fino a diventare una delle realtà scolastiche più vitali della città. Sono passate attraverso quelle aule migliaia di ragazze e ragazzi. Generazioni di casertani hanno avuto nel Mattei un punto di riferimento, un luogo nel quale imparare un mestiere, scoprire una passione, costruire relazioni e prepararsi alla vita adulta. E ancora oggi la scuola continua a produrre risultati. Soltanto poche settimane fa gli studenti del Mattei-Ferraris hanno conquistato il primo posto provinciale nella sezione professionale dell’VIII edizione del Premio “Storie di Alternanza e Competenze”, con un cortometraggio dedicato al Premio Buone Notizie. Un riconoscimento promosso da Unioncamere e dalle Camere di Commercio italiane in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e del Merito. È una coincidenza che assume oggi un valore quasi simbolico: mentre si discute della demolizione dell’edificio, i ragazzi che lo hanno frequentato e che ne rappresentano il futuro continuano a dimostrare che la vera eccellenza di una scuola sono prima di tutto le persone che la abitano. La professoressa Romina Porfidia ha ribadito questo concetto di identità collettiva ai nostri microfoni: “La condivisione è sempre stata alla base del nostro modo di essere Mattei-Ferraris”.

La vicenda nasce dalle verifiche tecniche effettuate sulla sede di via Settembrini. Il 13 luglio 2026 la Provincia di Caserta ha disposto l’inagibilità del complesso dopo gli accertamenti sulle condizioni strutturali e sulla vulnerabilità sismica dell’edificio. La decisione ha imposto lo spostamento delle attività e ha completamente modificato l’organizzazione dell’istituto. Da qui è arrivata la soluzione che oggi divide la comunità scolastica e istituzionale: demolire l’attuale edificio e ricostruirne uno nuovo. La Provincia ha approvato una scheda progettuale per un intervento stimato in 14,5 milioni di euro, candidandolo al programma regionale “Scuola Viva in cantiere” e avviando interlocuzioni anche con il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Ma il finanziamento non è ancora assegnato: l’approvazione della candidatura non equivale infatti alla disponibilità delle risorse. Ed è proprio qui che nasce una delle principali contestazioni. Il comitato non mette in discussione l’esigenza di garantire la sicurezza degli studenti. La richiesta è un’altra: trasparenza sulle procedure, tempi certi, risorse certe e un progetto chiaro per restituire alla città una scuola nel luogo nel quale ha sempre avuto sede. “Il Mattei – Ferraris chiede chiarezza sulla sorte dell’edificio di via Settembrini con definizione di un progetto per la riqualificazione e la messa in sicurezza di un Istituto che fa parte del tessuto urbano casertano da decenni”, ha specificato la professoressa Porfidia. Nel frattempo, la comunità scolastica è stata costretta a frammentarsi. Le classi sono oggi distribuite in tre diversi plessi, tra Puccianello, l’area dell’ex Saint-Gobain e la sede del Ferraris di via Petrarca. Una soluzione che ha consentito di far ripartire le lezioni, ma che ha prodotto inevitabilmente problemi legati agli spostamenti, ai trasporti, agli spazi, ai laboratori e alla mancanza di una palestra. A tracciare un quadro dettagliato dei disagi quotidiani vissuti da studenti e docenti è la professoressa Romina Porfidia: “È necessario che, già nel corrente anno scolastico, si riducano le enormi criticità prodotte dalla distribuzione dei diversi indirizzi su tre plessi: le attività didattiche si stanno svolgendo senza laboratori, senza collegamento Internet, senza palestre, privando gli studenti delle consuete funzionalità didattiche ed extradidattiche dell’istituto”. Arrivati di fronte alla Prefettura, in Piazza Vanvitelli, la sfilata si è trasformata in un momento di confronto vero e proprio. “Una delegazione del Comitato ‘Mattei-Ferraris’ — composta da docenti, genitori e studenti — è stata ricevuta per l’incontro programmato con il Capo di Gabinetto, poiché avevamo chiesto nelle settimane precedenti che venisse convocato un tavolo di confronto con le istituzioni provinciali per la tutela della nostra scuola”, ha spiegato la professoressa Parlapiano. Alla riunione ha preso parte anche l’ingegnere Madonna. Secondo quanto riferito dalla docente, l’esito è stato costruttivo: “Devo dire che abbiamo trovato ascolto, disponibilità e risposte puntuali a ogni dubbio. Ora ci stringiamo forte alla promessa fatta: la ricostruzione di un nuovo istituto per tutta la comunità del Mattei-Ferraris, di nuovo lì, di nuovo in via Settembrini, di nuovo nel cuore della nostra città.” Fino a quando la nuova scuola non sarà realtà, restano però aperti i nodi della gestione transitoria. Su questo fronte la delegazione ha avanzato richieste perentorie per alleggerire i disagi. In primo luogo sul fronte della logistica urbana: “Abbiamo chiesto un impegno concreto a mediare con le aziende del trasporto pubblico locale per potenziare le corse e i servizi, così da alleggerire gli enormi sacrifici economici che le nostre famiglie stanno affrontando ogni giorno”. In secondo luogo, sul superamento della frammentazione attuale dei plessi: “Al tempo stesso, abbiamo chiesto con forza che, nell’attesa che la nuova scuola in via Settembrini diventi realtà, si intervenga subito sui plessi che ci ospitano oggi: non possiamo restare frammentati in tre sedi diverse, abbiamo preteso che ci si attivi da subito per concentrarci in due sole strutture”, ha concluso Parlapiano. Il comitato ha scelto inoltre di mantenere la manifestazione estranea alle appartenenze politiche, chiedendo ai partecipanti di non esibire simboli o bandiere di partito. Una scelta che vuole sottolineare il carattere civico della mobilitazione. C’è poi una dimensiona che nessun progetto tecnico può cancellare. Il Mattei è stato per 65 anni una presenza familiare per Caserta. Ed è proprio questa memoria collettiva ad essere emersa oggi dalle strade della città. C’erano i ragazzi che il Mattei lo vivono nel presente; c’erano i genitori che lo guardano pensando al futuro dei propri figli; c’erano gli insegnanti e il personale che ne conoscono ogni giorno le difficoltà; e c’erano cittadini che magari non hanno più alcun rapporto diretto con la scuola, ma che hanno riconosciuto in quella battaglia qualcosa che riguarda anche loro. Perché una scuola può essere demolita come edificio, ma molto più difficile è demolire ciò che rappresenta per una comunità. La manifestazione di oggi lo ha dimostrato con una partecipazione che ha superato i confini della scuola.
Ora la parola passa alle istituzioni. E mentre la città continua a interrogarsi sull’opportunità di abbattere lo storico edificio di via Settembrini, questa mattina una parte importante di Caserta ha scelto di mandare un messaggio inequivocabile: il Mattei non è soltanto il luogo nel quale si fanno lezione. È un pezzo della città. E per quel pezzo di città, oggi, centinaia di giovani e adulti hanno deciso di scendere in strada.
