Un episodio poco conosciuto della storia casertana è costituito dall’assalto operato al Carcere di Caserta la sera del 16 Giugno 1861 ad opera di Cipriano La Gala e della sua “Comitiva” costituita da un cospicuo gruppo di adepti.
Cipriano La Gala era considerato dalle autorità un brigante, un malfattore che che operava nei territori dell’avellinese, del napoletano ed in terra di lavoro.
Nel corso della sua attività decise di abbracciare la causa legittimista che si proponeva di riportare Francesco II sul trono, dopo la sua defenestrazione ad opera di Garibaldi e dei Savoia.
A tale scopo, attuò una strategia di attacco alle istituzioni che comprendeva anche l’assalto ai carceri, allo scopo di liberare i detenuti ed arruolarli nelle sue fila.
Quello avvenuto al Carcere di Caserta, aveva una maggiore valenza perchè in quella struttura erano detenuti anche la madre, la sorella e due fratelli.
La spedizione, partita da Durazzano, si diresse verso i Ponti della Valle di Maddaloni che furono attraversati sulla parte alta dove vi era un camminatoio. Approdati dall’altro versante, passarono per le borgate di Garzano e Tuoro, fino ad arrivare davanti al Carcere verso la mezzanotte. Il gruppo era formato da un drappello di persone che indossavano coppole uguali a quelle della Guardia Nazionale, seguito da altri soggetti e da Cipriano che indossava una divisa da ufficiale, in ultimo altri uomini in borghese armati di tutto punto, in somiglianza delle antiche guardie urbane locali e per finire due grossi cani mastini al guinzaglio. I finti militi conducevano in mezzo a loro un individuo che avrebbe dovuto rappresentare un arrestato da consegnare all’Autorità Giudiziaria.
L’intento di Cipriano era quello di penetrare nel Carcere fingendosi un milite della Guardia Nazionele che doveva consegnare un detenuto.
Una volta aperto il portone del Carcere, uno dei custodi chiese di poter esaminare la documentazione che accompagnava la consegna del presunto detenuto. Non essendo forniti di nulla, i nuovi venuti aggredirono il personale di sorveglianza a colpi di pugnale e dopo un breve parapiglia, al quale parteciparono anche i cani mastini, riuscirono ad impossessarsi delle chiavi della struttura, la quale era formata da tre sezioni: detenuti comuni, detenuti politici, detenuti di sesso femminile.
In tal modo furono liberati circa cento detenuti
All’esterno vi fu uno anche uno scontro a fuoco con dei militari avvisati da uno dei custodi che si trovava, in quel momento, fuori dal Carcere, in quanto era andato a prendere l’olio per i lumi.
Una parte degli evasi, dopo la fuga, ritornarono in prigione spontaneamente. Altri vennero catturati in seguito e sottoposti a processo. Trentaquatrro persone decisero di seguire Cipriano nella sua attività destabilizzatrice. Dei familiari di Cipriano, solo un fratello si rifiutò di lasciare il carcere, dissociandosi dal tentativo di liberazione.
