Sanità in provincia di Caserta, migliaia di cittadini rinunciano alle cure: l’emergenza silenziosa
Non è soltanto una statistica regionale. In provincia di Caserta, nel 2025, l’emergenza sanitaria assume contorni ancora più concreti e quotidiani. Anche qui, migliaia di cittadini hanno rinunciato alle cure per motivi economici o per l’impossibilità di accedere alle prestazioni a causa delle liste d’attesa. Un fenomeno che riflette e amplifica il dato campano, trasformandosi in una vera questione sociale sul territorio.
Liste chiuse e diritto negato
Oltre un paziente su due, anche nel Casertano, si è trovato davanti alle cosiddette “liste d’attesa chiuse”: una condizione che non comporta soltanto ritardi, ma impedisce perfino la prenotazione di visite specialistiche ed esami diagnostici. In molti casi, l’accesso alle cure viene di fatto sospeso.
Nei distretti sanitari della provincia — da Caserta città all’area dell’Agro Aversano, fino al litorale domizio e all’alto casertano — le criticità si concentrano soprattutto su:
visite cardiologiche e oncologiche;
diagnostica per immagini (Tac e risonanze);
prestazioni ortopediche e oculistiche;
percorsi di prevenzione.
Quando i tempi superano i limiti di legge, l’alternativa diventa il privato. Ma non per tutti è una scelta sostenibile.
Sanità e indebitamento
Una parte significativa di cittadini, anche nella provincia di Caserta, è stata costretta a ricorrere a prestiti per sostenere spese mediche nel settore privato. Parliamo di importi che possono superare i 5.000 euro per interventi chirurgici, cicli terapeutici o esami urgenti.
Questo dato racconta un’altra faccia della sanità: quella dell’indebitamento per potersi curare. Quando il pubblico non garantisce tempi accettabili, chi può paga. Chi non può, rinuncia.
Le cause di una crisi strutturale
Le ragioni della situazione nel Casertano sono note e stratificate:
carenza cronica di personale sanitario negli ospedali e nei distretti;
ritardi nei concorsi e nelle assunzioni;
sovraccarico delle strutture pubbliche;
medicina territoriale ancora insufficiente;
crescente squilibrio tra domanda e offerta di prestazioni.
Il risultato è un effetto domino: liste d’attesa sempre più lunghe, pressione crescente sulle strutture private accreditate, aumento delle disuguaglianze sociali tra chi può permettersi di pagare e chi resta escluso.
Una questione sociale, non solo sanitaria
Se migliaia di persone, in provincia di Caserta, rinunciano alle cure, il problema non riguarda più soltanto l’organizzazione ospedaliera. Diventa una questione sociale che tocca famiglie, lavoratori, anziani e fragili.
Il rischio concreto è che la salute smetta di essere un diritto universale e diventi un bene selettivo, accessibile in base al reddito e alla possibilità di spostarsi o pagare.
La domanda che resta sospesa, anche nel Casertano, è semplice e urgente: quanto può reggere un sistema sanitario locale se una parte così ampia della popolazione rinuncia a curarsi?
