Chi era Don Peppino Diana e perché venne ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994? Cerca di iniziare così lo scrittore Antonio Mattone ieri sera nella presentazione dell’opera letteraria “Il Casalese Di Dio” – Don Peppino Diana storia, omicidio, e verità tenuta nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Casagiove retta dall’instancabile parroco don Stefano Giaquinto. Il volume è stato scritto su invito della Chiesa di Aversa e dal suo vescovo, monsignor Angelo Spinillo. Lo scrittore si rivolge ad una platea di giovani evidenziando la scelta di scrivere un libro su Don Peppino Diana a 32 anni dall’assassino. Mattone ha espresso un concetto importante sulla scelta di scrivere la storia di don Peppe: “In vista della possibile apertura dell’iter che potrebbe portare alla beatificazione, il vescovo Angelo Spinillo mi ha chiesto di approfondire la figura e l’opera del sacerdote e di capire meglio le motivazioni che portarono all’omicidio di don Peppe, perché nonostante tra processi passati in giudicato permangono ancora parecchie ombre sull’agguato. Ho accolto questo invito mettendomi sulle tracce di Don Peppe Diana”. Il libro contribuisce a restituire la complessità della sua figura, oltre che alla riduzione a semplice simbolo della lotta alla camorra. Due percorsi paralleli, uno ecclesiastico, e l’altro culturale, che si intrecciano completamente nella memoria del sacerdote ucciso a Casal di Principe il 19 marzo del 1994 mentre si preparava a celebrare la santa messa nella chiesa di San Nicola di Bari. Alla presentazione sono intervenuti nella comunità parrocchiale di Casagiove importanti relatori: “Angela Maccauro – dirigente scolastico, Don Luigi Ciotti-Presidente di Libera, Gemma Tuccillo – Magistrato di Cassazione, ed ha visto la conclusione di Mons. Pietro Lagnese – Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta. Il dibattito è stato moderato dal giornalista Toni Mira”. Un dibattito importante che ha visto come spiegazione centrale la figura del sacerdote che negli anni Novanta divenne una delle voci più forti contro il clan dei casalesi. “Il documento – ‘Per amore del mio popolo non tacerò’, diffuso nel Natale del 1991, rappresenta uno dei testi più emblematici della sua testimonianza, evidenziando il grande impegno per la rinascita dell’Agro-aversano. Don Ciotti ha invece voluto ricordare l’impegno di don Diana per il suo popolo evidenziando l’importanza centrale della figura carismatica del parroco: “In quelle pagine don Diana denunciava il controllo della camorra sul territorio e invitava la comunità cristiana a non piegarsi alla cultura dell’odio, della paura, e dell’omertà. Una presa di posizione che non fu soltanto civile, ma profondamente pastorale, radicata nella sua visione del Vangelo come forza umana di liberazione”. La mattina del 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico, venne assassinato nella sacrestia della sua parrocchia da un killer della camorra, ponendo fine all’impegno del sacerdote per la comunità casalese. Il Magistrato Gemma Tuccillo ha invece ricordato alla comunità parrocchiale di Casagiove cosa segnò la morte di don Diana per la provincia di Terra di Lavoro: “Un’ esecuzione che segnò profondamente sia la Chiesa italiana, sia la nostra provincia e che nel tempo è diventata uno dei simboli più forti della resistenza morale e civile ai poteri criminali”. Il libro nasce da una forte ricerca, da un lavoro di testimonianze e documentazione giudiziaria, e affronta la domanda centrale che attraversa l’intera vicenda: chi fosse realmente don Diana e perché sia stato ucciso. Secondo l’impostazione dell’opera letteraria, l’autore ha paragonato ai microfoni di Radio Caserta Tv la figura di Don Peppe a quella della vedova di Aldo Moro: “La figura, ma soprattutto i valori umani di Don Peppe, sono uguali a quelli della vedova di Aldo Moro – Eleonora Moro Chiavarelli, hanno combattuto per la legalità, importante il loro impegno nel professare i veri valori umani della legalità, oggi con questo paragone storico non si può ridurre la figura del sacerdote al solo ruolo di ‘prete anticamorra’, significa impoverire la portata della sua esperienza. Don Diana emerge invece come un sacerdote pienamente inserito nella vita della Chiesa, impegnato nella formazione dei giovani, nella pastorale quotidiana e nella costruzione di una comunità cristiana viva.” La sua opposizione alla camorra, dunque, non appare come una scelta politica e ideologica, ma come conseguenza diretta di una fede vissuta senza compromessi. Il Vangelo, nella sua lettura, non poteva convivere con la cultura della sopraffazione e della violenza. In conclusione importanti anche le testimonianze della dirigente scolastica Angela Maccauro che si è concentrata sulla valorizzazione del concetto di legalità nelle scuole, evidenziando che il libro di Mattone assume un ruolo significativo: non solo ricostruzione storica, ma contributo a una rilettura ecclesiale e spirituale della sua vita, che restituisce centralità al suo ministero sacerdotale. Infine, il convegno è stato chiuso dalla testimonianza importante dell’Arcivescovo di Capua e Vescovo di Caserta Lagnese che ha parlato della figura di Don diana, una figura capace ancora di interrogare il presente: “Un uomo che ha unito fede, celebrazione, educazione ed impegno sociale fino al sacrificio umano della sua vita.” Una serata interessante che ha visto la partecipazione della comunità scolastica locale, della comunità parrocchiale di Casagiove, un grande evento che ha permesso alla parrocchia di don Stefano di capire l’importanza del libro di Mattone e l’avvio dell’iter diocesano contribuendo a restituire la profondità di una figura che continua ad unire spiritualità, giustizia, legalità, Vangelo e storia contemporanea.
