CASERTA – Non c’è soltanto la presenza della criminalità organizzata. Dietro lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Caserta emerge anche il quadro di un ente profondamente indebolito sul piano finanziario e organizzativo. È quanto si ricava dalla Relazione del Ministero dell’Interno sull’attività svolta nel 2025 dalla Commissione straordinaria, pubblicata dal Viminale il 12 agosto 2026 e dedicata, in un apposito capitolo, alla situazione del capoluogo.
Per Caserta si tratta di un passaggio storico: è la prima volta, nella storia repubblicana della città, che il Comune viene sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata.
Il 18 aprile 2025, il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha deliberato lo scioglimento dell’ente per «accertati condizionamenti da parte della criminalità organizzata che compromettono il buon andamento dell’azione amministrativa». Il decreto del Presidente della Repubblica è stato firmato il 23 aprile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 maggio.
Cinque giorni dopo la delibera del Governo, la prefetta di Caserta Lucia Volpe ha formalizzato la sospensione dell’amministrazione guidata dal 2016 dal sindaco Carlo Marino, presidente regionale dell’Anci, nominando la commissione straordinaria composta da Antonella Scolamiero, Daniela Caruso ed Emilio Saverio Buda, tuttora alla guida dell’ente.
Alla base dello scioglimento ci sono gli elementi emersi nell’inchiesta “Terra Bruciata” della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e nella relazione della Commissione d’accesso prefettizia, che aveva esaminato, tra gli altri aspetti, affidamenti ritenuti sospetti, il ruolo del dirigente Franco Biondi e le vicende legate alla campagna elettorale del 2021.
Un organico passato da oltre 500 a meno di 200 dipendenti
Uno dei dati più significativi contenuti nella relazione riguarda la struttura amministrativa del Comune.
Nel 2016 Palazzo Castropignano disponeva di oltre 500 dipendenti. Al momento dell’insediamento della commissione straordinaria, nell’aprile 2025, l’organico era invece sceso a meno di 200 unità.
Una riduzione drastica che, secondo il Viminale, si è accompagnata a una gestione del personale caratterizzata da una distribuzione tra gli uffici avvenuta «senza una formazione specifica, un’adeguata programmazione e una reale rendicontazione».
A rendere ancora più critica la situazione è stata la perdita di due dirigenti a tempo indeterminato. Uno è stato sospeso direttamente su disposizione del ministro dell’Interno, mentre l’altro, coinvolto in un procedimento giudiziario, è stato collocato in ferie obbligatorie.
Per cercare di colmare le carenze di organico, la commissione straordinaria ha quindi inserito nel Piano del fabbisogno 2025-2027 l’assunzione di 14 nuove unità.
Riscossione inefficiente e servizi da riorganizzare
Un altro nodo evidenziato dal Ministero riguarda la capacità del Comune di incassare le proprie entrate.
La macchina tributaria viene descritta come «ancora poco efficace nel contrastare l’evasione», nonostante le tariffe comunali siano già prossime ai livelli massimi consentiti dalla normativa.
La commissione straordinaria è intervenuta sui rapporti con i concessionari incaricati della riscossione dei tributi e delle sanzioni per violazioni del Codice della strada. Interventi hanno riguardato anche il contratto relativo alla pubblica illuminazione, con l’obiettivo di contenere la spesa e migliorare la gestione delle entrate.
Il caso del cimitero
Tra gli elementi più singolari riportati nella relazione c’è anche la situazione del cimitero comunale.
Durante il commissariamento è stato introdotto, per la prima volta, il pagamento elettronico dei servizi cimiteriali ed è stato avviato un censimento completo di loculi e cappelle.
Si tratta di una ricognizione che, secondo quanto riportato nel documento ministeriale, non era mai stata effettuata in precedenza.
Il peso dei conti: oltre 252 milioni di euro di istanze dei creditori
Il capitolo più delicato resta però quello finanziario.
Le istanze presentate dai creditori per l’ammissione alla massa passiva superano i 252 milioni di euro. A questa cifra potrebbero aggiungersi ulteriori 15 milioni, collegati a nuovi provvedimenti giudiziari.
Il Viminale precisa che non si tratta di debiti definitivamente accertati: sono richieste che dovranno essere esaminate singolarmente dall’Organo straordinario di liquidazione.
Il dato, tuttavia, restituisce la dimensione della crisi finanziaria di Palazzo Castropignano. Caserta ha già attraversato due dissesti finanziari, nel 2011 e nel 2018, e il quadro attuale alimenta il rischio di un possibile terzo dissesto.
Anche l’approvazione degli strumenti contabili ha evidenziato criticità. Il rendiconto 2024 è stato approvato soltanto nell’agosto 2025, dopo le sollecitazioni della commissione straordinaria.
Nel frattempo, la Corte dei Conti ha aperto diverse istruttorie, tra cui quelle relative al mancato rispetto dei principi contabili e alla gestione degli oneri di urbanizzazione e delle sanzioni derivanti dall’abusivismo edilizio.
Caserta tra i cinque Comuni sciolti per mafia nel 2025
Il caso di Caserta si inserisce in un quadro nazionale più ampio.
Nel 2025 sono stati cinque i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose: oltre a Caserta, Aprilia, in provincia di Latina, Casabona e Badolato, in Calabria – entrambi già interessati in passato da un provvedimento di scioglimento – e Olevano Romano, nel Lazio.
Dal 1991 al 30 settembre 2025, gli scioglimenti deliberati dal Consiglio dei Ministri sono stati complessivamente 402, distribuiti in 34 province.
Una quota particolarmente significativa si concentra in cinque province: Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia, che insieme rappresentano il 63% dei casi.
Numeri che confermano la persistenza del fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli enti locali e la sua rilevanza sul piano nazionale: in media, nell’arco degli ultimi 34 anni, si è registrato circa un Comune sciolto al mese.
Il fronte giudiziario non è ancora chiuso
Parallelamente alla gestione commissariale, prosegue il contenzioso giudiziario.
Il TAR del Lazio ha inizialmente respinto la richiesta di sospensione del provvedimento e, successivamente, con la sentenza n. 6045 del 1° aprile 2026, ha confermato la legittimità dello scioglimento.
L’ex sindaco Carlo Marino ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato.
Una città chiamata a ripartire da un’eredità pesantissima
Al di là del procedimento giudiziario e delle responsabilità che dovranno essere accertate nelle sedi competenti, la relazione del Viminale consegna l’immagine di un Comune che dovrà affrontare una fase di profonda riorganizzazione.
Chi tornerà a governare Caserta al termine dei 18 mesi di commissariamento si troverà davanti una macchina amministrativa fortemente ridimensionata, carenze di personale, una capacità di riscossione ancora insufficiente, una spesa corrente rigida e una situazione finanziaria gravata da richieste dei creditori per oltre 252 milioni di euro.
Una eredità pesante che rischia di condizionare a lungo le scelte della futura amministrazione e la capacità del Comune di programmare investimenti, servizi e sviluppo della città.
