A Caserta gli ostacoli alla mobilità ciclistica non arrivano soltanto dalle istituzioni. Troppo spesso sono anche i comportamenti dei singoli cittadini a trasformare gli spazi pubblici in percorsi a ostacoli. La segnalazione è di FIAB Caserta in Bici.
Una bicicletta che non riesce a passare. Un tratto di strada o di marciapiede occupato, un bene pubblico danneggiato o utilizzato impropriamente, uno spazio che dovrebbe essere accessibile a tutti e che, invece, finisce per diventare un ostacolo quotidiano.
È quanto documentato in via Acquaviva, a Caserta, dove una fotografia scattata direttamente da una persona in bicicletta racconta, meglio di molte parole, una situazione che purtroppo non appare isolata.
Il problema, però, non riguarda soltanto la possibilità di muoversi in bicicletta. Dietro un semplice ostacolo si nasconde una questione più ampia: il rapporto che abbiamo con gli spazi e i beni comuni.
Siamo spesso abituati a individuare immediatamente nelle amministrazioni pubbliche, negli enti e nelle istituzioni i responsabili del degrado urbano, delle manutenzioni insufficienti e delle difficoltà che incontrano quotidianamente pedoni e ciclisti. Responsabilità che certamente esistono e che, quando necessario, devono essere denunciate e affrontate.
Ma sarebbe troppo facile fermarsi qui.
Perché una parte significativa del problema nasce anche dai comportamenti di tanti cittadini, tanti privati e, più in generale, da una diffusa mancanza di rispetto per ciò che appartiene alla collettività.
Un bene comune non è qualcosa di cui si può disporre a proprio piacimento. Un marciapiede non è un parcheggio privato. Un percorso destinato alla mobilità non è uno spazio da occupare secondo le proprie necessità. E una città non può funzionare se ogni singolo interesse personale finisce per prevalere sull’interesse della comunità.
Quello di via Acquaviva è, quindi, un episodio apparentemente ordinario, ma proprio per questo significativo. Per chi si muove in bicicletta, anche un piccolo ostacolo può significare dover interrompere il proprio percorso, scendere dalla bici, cambiare direzione o, peggio ancora, esporsi a situazioni di pericolo.
E il problema diventa ancora più evidente quando si considera che la bicicletta non è soltanto un mezzo per il tempo libero, ma per molte persone rappresenta una modalità concreta di spostamento quotidiano. Rendere difficile o pericoloso il passaggio significa, di fatto, scoraggiare la mobilità sostenibile e contribuire a mantenere una città dominata dall’automobile.
La fotografia di via Acquaviva, scattata da chi non è riuscito a passare in bicicletta, diventa così una piccola testimonianza di un problema molto più grande.
FIAB Caserta in Bici, con questa segnalazione, richiama l’attenzione non soltanto sull’azione delle amministrazioni, ma anche sulla responsabilità individuale.
Perché la qualità di una città non dipende esclusivamente dalle decisioni di un Comune. Dipende anche dal comportamento quotidiano di chi quella città la vive.
La responsabilità, dunque, è di tutti. Dei cittadini, quando occupano o danneggiano gli spazi comuni; dei privati, quando antepongono il proprio interesse a quello collettivo; e delle istituzioni, quando non intervengono con tempestività e continuità per garantire decoro, accessibilità e sicurezza.
E forse è proprio da qui che bisognerebbe ripartire: dalla consapevolezza che il bene comune non è “di nessuno”, ma è di tutti.
Via Acquaviva ci ricorda, ancora una volta, che per costruire una città più vivibile non basta chiedere alle istituzioni di fare la propria parte. È necessario che anche i cittadini facciano la loro.
Perché una bicicletta che non riesce a passare non è soltanto un inconveniente per un ciclista. È il segnale concreto di uno spazio pubblico che, per un momento, ha smesso di essere davvero pubblico.
