Attingendo dalle fonti disponibili su Internet (come Altavista.org), veniamo a sapere che il Convento dei Frati Francescani Minori di Puccianiello venne realizzato da Baldassarre d’Acquaviva, Conte di Caserta, su una collina che sovrastava il casale di Puccianiello.
Nel 1570, il Conte acquistò 6 moggia di terreno per 60 ducati, ai piedi del Monte Angiolillo e, successivamente, con altri 55 ducati, un terreno circosatante.
Ebbe luogo, quindi, la costruzione di una struttura destinata ad ospitare un convento ed una chiesa annessa. La scelta dell’ordiine ricadde su quello dei Cappuccini, privilegiando il ritorno alla severità, secondo le regole di San Francesco.
Il luogo sacro conobbe una certa prosperità, fino all’arrivo dei francesi nel periodo della Repubblica Partenopea del 1799. Il convento fu in parte usato come caserma per le truppe e nel secondo periodo francese (1806/1815) divenne un lazzaretto.
Da quel momento in poi, la struttura venne usata, nel corso del dei secoli 18° e 19°, per altri scopi. Fino ad arrivare agli anni ’80 , quando il Vescovo Roberti chiese al Comune di Caserta di poterlo riottenere. La cosa riuscì ed il complesso venne affidato a Don Salvatore D’Angelo, fondatore del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. Era previsto un recupero completo del posto, che, per vari motivi, non avvenne. Nei giorni nostri il monumento è nel completo abbandono, sottoposto alle incurie del tempo.
Nel corso delle mie ricerche ho avuto modo di imbattermi in personaggi vissuti in quel luogo ed in dati che in parte smentirebbero quanto riportato su internet..
Esso ospitava nel 1818, giovani novizi che avrebbero dovuto svolgere il loro apprendistato religioso. E’ il caso di Antonio Ghidelli, figlio del palafreniere Lorenzo, di San Leucio, che ricevette, pure, dall’Amministrazione della Reale Colonia un sussidio di 36 ducati per fornirsi del corredo necessario ad affrontare il noviziato.
Nel 1819, il Sindaco di Caserta, Simone Picazio, attesta la morte di Padre Luigi da Caserta ( al secolo Mattia Fusco) di anni 59, deceduto nel Monastero dei Cappuccini. Nello stesso anno muore, nello stesso luogo, il novantenne Padre Basilio da Briano ( al secolo Andrea Milano).
Ancora, si assiste nel medesimo anno alla morte i Padre Michele da Caserta (al secolo Salvatore Capasso), di anni 81.
Nell’anno 1848 decede fratello Luigi da Roccabascerana (AV), al secolo Raffaele Izzo di anni 33 , di professione terziario nel Monastero dei Cappuccini.
Arriviamo al 1857, quando la mattina del 6 gennaio 1857, Padre Giustiniano da Nola del Convento dei Cappuccini, si trovò a passare a piedi per la strada interna che portava d San Leucio a Vaccheria, mentre si recava alla Chiesa della Madonna delle Grazie per celebrare la Messa mattutina. Era questa una vecchia consuetudine che, dietro un compenso di sei ducati mensili, prevedeva la celebrazione di una funzione religiosa, ogni domenica, da parte di un religioso appartenente alla Badia di San Pietro ad Montes o al Convento dei Cappuccini di Puccianiello.
Padre Giustiniano si trovò, quella mattina ad essere testimone dell’uccisione di un cinghiale, fouriscito dal bosco Reale e riversatosi sulla strada. Gli autori erano stati quattro giovani caprai del posto. Essendo vietato cacciare la selvaggina del bosco reale, i ragazzi dovettero subire un processo ed il cappuccino fu chiamato a testimoniare su cosa avesse visto riguardo al fatto accaduto. Per la cronaca, si giustificò affermando di non aver visto nulla, perchè in quel momento era sprovvisto di occhiali.
Dai dati emersi, sembra che il Convento dei Cappuccini di Puccianiello, nel corso del secolo XIX° abbia assolto regolarmente alle sue funzioni religiose. Verrebbero così smentite, le fonti storiche che lo volevano in quel periodo destinato ad altri usi.
In questo breve studio non è stata fatta la doverosa distinzione tra Monastero e Convento, in quanto sono stati riportate le diciture originali attinte dai documenti consultati all’Archivio di Stato di Caserta, costituiti da:
Il Portale degli Antenati
L’Amministrazione San Leucio
L’Alta Polizia
la foto allegata riproduce una ricostruzione di come si poteva presentare nel corso dei secoli passati il luogo che ospitava il Convento sopracitato.
