La scadenza del 31 luglio per il censimento cimiteriale è ormai dietro l’angolo, un termine che rappresenta il risultato concreto di una battaglia di civiltà condotta sul territorio per ottenere la proroga necessaria, evitando che i casertani venissero travolti da tempi impraticabili e uffici sordi. Questa vicenda è stata monitorata giorno dopo giorno, attivando una vera e propria azione di sentinella e di “early warning” per dare voce ai tantissimi cittadini che segnalavano disservizi e totale incertezza.
Il problema legato alla gestione delle Arciconfraternite non è affatto nuovo: l’errore di queste strutture è stato sollevato con forza sin dall’inizio della vicenda, evidenziando le criticità di un sistema parallelo che oggi si stanno ripresentando puntualmente e in tutta la loro gravità. In queste ore i cittadini, stanchi e stremati, mi stanno letteralmente tempestando di telefonate e messaggi; sono stanchi di sentirsi prevaricate da una burocrazia che non li rispetta, al punto da cercare nella mia figura e nella mia linea diretta quel punto di riferimento affidabile che le istituzioni commissariali non stanno garantendo.
Le lamentele dei concessionari trovano una motivazione giuridica e amministrativa inattaccabile: questo atteggiamento va contrastato con fermezza. Pur operando sotto la giurisdizione della Curia Vescovile e disponendo di archivi storici perfetti, delibere nominative numerate fin dal 2012 e quote di manutenzione incassate regolarmente ogni anno, queste strutture si rifiutano di trasmettere i dati d’ufficio al Comune.
Costringere il singolo cittadino a fare da passacarte per presentare una nuova autodichiarazione su una posizione già perfettamente tracciata e registrata è un sopruso. È arrivato il momento di dire basta: a pochissimi giorni dal termine, chi ha la responsabilità di questa gestione ha il dovere assoluto di correggere l’errore, cospargersi il capo di cenere e rimediare immediatamente al danno causato. Il rispetto dei diritti e del tempo dei residenti deve essere la priorità: le Confraternite hanno l’obbligo di interfacciarsi direttamente con i commissari straordinari inviando le loro banche dati, senza scaricare i propri compiti e le proprie negligenze sui fedeli.
Non è tollerabile che a pagare il prezzo della disorganizzazione e della mancata digitalizzazione dei servizi siano i cittadini. La vigilanza resterà altissima fino al 31 luglio: la gestione della cosa pubblica esige risposte serie e non permetterà più simili cortocircuiti, pretendendo in ogni sede che le istituzioni e gli enti coinvolti dialoghino tra loro, ristabilendo il principio inderogabile per cui la pubblica amministrazione deve semplificare la vita delle persone, non complicarla.
Avvocato Pasquale Napoletano
