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La provincia casertana registra il dato peggiore della regione secondo l’ultimo report della Cgia di Mestre. Un primato che evidenzia le criticità di una rete acquedottistica sempre più datata e bisognosa di interventi strutturali.
La provincia di Caserta è la maglia nera della Campania per dispersione idrica. Secondo l’analisi della Cgia di Mestre, basata sugli ultimi dati disponibili relativi al 2022, il 61,8% dell’acqua immessa nella rete acquedottistica viene disperso prima di raggiungere abitazioni, attività produttive e servizi pubblici. Un dato che significa, in termini pratici, che oltre sei litri d’acqua su dieci non arrivano mai ai rubinetti, rendendo il sistema di distribuzione uno dei meno efficienti dell’intera regione.
Il primato negativo di Caserta supera persino quello della provincia di Salerno, dove la dispersione si attesta al 61,4%. Seguono Benevento con il 55,9% e Avellino con il 54,8%, mentre Napoli rappresenta l’eccezione campana con una perdita pari al 33,7%, ben al di sotto della media regionale.
Nel complesso, la Campania registra una dispersione idrica del 49,9%, un valore che si traduce in un costo economico stimato in circa 838 milioni di euro. A livello nazionale, la situazione del Mezzogiorno resta la più critica, con una media del 50,5% dell’acqua distribuita che viene dispersa lungo le reti. Una condizione che, secondo la Cgia di Mestre, continua a rappresentare una delle principali emergenze infrastrutturali del Paese.
Le cause del fenomeno sono molteplici ma hanno un denominatore comune: l’età delle reti acquedottistiche. Gran parte delle condutture in esercizio è stata realizzata diversi decenni fa e presenta un livello di usura tale da favorire perdite continue, spesso invisibili. A questo si aggiunge una manutenzione non sempre adeguata e una gestione che, troppo frequentemente, interviene solo quando si verificano rotture o guasti, piuttosto che attraverso programmi di manutenzione preventiva.
Le conseguenze sono rilevanti sotto diversi punti di vista. Sul piano ambientale, ogni litro disperso rappresenta uno spreco di una risorsa naturale sempre più preziosa in un contesto segnato dai cambiamenti climatici e dalla crescente scarsità d’acqua. Sul piano economico, le perdite comportano costi elevati per il servizio idrico, incidendo indirettamente anche sugli utenti e sugli enti gestori. Sul piano sociale, infine, un sistema inefficiente aumenta il rischio di interruzioni dell’erogazione e razionamenti, soprattutto durante i mesi estivi, quando i consumi raggiungono i livelli più elevati.
Per un territorio come quello casertano, caratterizzato da una popolazione numerosa, da un tessuto produttivo articolato e da un’importante attività agricola, l’efficienza della rete idrica assume un valore strategico. Ridurre le perdite significa garantire maggiore sicurezza nell’approvvigionamento, contenere gli sprechi e migliorare la qualità del servizio offerto a famiglie e imprese.
La Cgia di Mestre sottolinea come il problema non possa essere affrontato esclusivamente con interventi emergenziali. Occorre un piano pluriennale di investimenti finalizzato alla sostituzione delle condotte più obsolete, all’introduzione di sistemi di monitoraggio digitale capaci di individuare tempestivamente le perdite e alla manutenzione programmata delle infrastrutture. Solo attraverso una modernizzazione della rete sarà possibile ridurre in maniera significativa il livello di dispersione.
Un ulteriore elemento evidenziato nel report riguarda il recupero delle acque piovane. In Italia viene recuperato appena il 10% circa delle precipitazioni, una percentuale ancora troppo bassa per contribuire efficacemente alla gestione della crisi idrica. Incrementare la raccolta e il riutilizzo delle acque meteoriche potrebbe alleggerire la pressione sulle reti acquedottistiche e garantire una maggiore disponibilità della risorsa nei periodi di siccità.
Il dato del 61,8% registrato nella provincia di Caserta rappresenta quindi molto più di una semplice statistica. È l’indicatore di una rete infrastrutturale che necessita di interventi urgenti e di una programmazione capace di trasformare una delle principali criticità del territorio in un’occasione di rilancio. In un contesto in cui l’acqua è destinata a diventare una risorsa sempre più strategica, limitare gli sprechi non è soltanto una scelta di efficienza amministrativa, ma una priorità ambientale, economica e sociale.
