Francesco Maria Turco, classe 1989, architetto e consigliere comunale di Cesa al secondo mandato, ha deciso di costruire il proprio futuro nella comunità in cui è nato e cresciuto, trasformando l’impegno professionale e politico in uno strumento di crescita per il territorio. Iscritto al Partito Socialista Italiano e parte del progetto Avanti PSI, Turco rappresenta una nuova generazione di amministratori che guarda al socialismo riformista come a una cultura politica capace di coniugare libertà, giustizia sociale, innovazione e attenzione ai bisogni delle persone. Nel corso del suo mandato ha seguito temi come la rigenerazione urbana, il decoro cittadino, le politiche giovanili e la valorizzazione degli spazi pubblici, contribuendo a dare a Cesa un’identità sempre più riconoscibile. In questa intervista racconta il significato della sua scelta di restare, il valore dell’impegno amministrativo e la sua idea di una politica vicina ai cittadini, capace di costruire un’alternativa riformista per il futuro del Paese.

Prima delle ultime elezioni lei era l’unico esponente socialista a ricoprire una carica istituzionale in provincia di Caserta. Perché ha scelto di aderire a questa tradizione politica e cosa significa, oggi, essere socialista in un contesto politico così diverso rispetto al passato? Ho scelto il Partito Socialista Italiano perché mi sono sempre riconosciuto nei valori del socialismo riformista: libertà, giustizia sociale, diritti, lavoro e attenzione alle persone. È una tradizione politica che ha contribuito in maniera determinante alla crescita democratica del nostro Paese e che, ancora oggi, ha molto da dire.
Oggi il PSI, attraverso il progetto Avanti PSI, rappresenta la casa del socialismo liberale e riformista: una forza capace di coniugare libertà economica, tutela dei diritti e solidarietà, senza rinunciare al coraggio di innovare. Credo che l’Italia abbia bisogno di una politica che sappia proporre idee nuove e avere quel pizzico di rivoluzione riformista necessario per cambiare rotta. Per questo ritengo che il centrosinistra debba costruire un’alternativa credibile e forte all’attuale governo di destra, mettendo al centro competenza, giustizia sociale, sviluppo e opportunità per i giovani. Essere socialista oggi significa non vivere di nostalgia, ma raccogliere un’eredità importante e tradurla in risposte concrete ai problemi del presente. È questo lo spirito con cui porto avanti il mio impegno politico.
Lei è un giovane professionista che ha scelto di restare nel proprio territorio e costruire qui il suo percorso di vita. In un periodo storico in cui molti ragazzi sono costretti o scelgono di andare via, quanto è difficile per un giovane progettare il proprio futuro a Cesa e, allo stesso tempo, riuscire a dare un contributo concreto alla crescita della propria comunità? Non è semplice. Oggi per un giovane restare nel proprio territorio significa spesso fare una scelta controcorrente. Significa credere in un luogo anche quando quel luogo non sempre offre tutte le opportunità che meriterebbe. Molti ragazzi vanno via non per mancanza di amore verso il proprio paese, ma perché cercano lavoro, stabilità e prospettive. Io ho scelto di restare perché credo che il futuro non si costruisca solo altrove. Si può costruire anche qui, nei nostri paesi, nelle nostre comunità, a patto che ci sia la volontà di rimboccarsi le maniche. Restare significa anche assumersi una responsabilità: provare a migliorare ciò che si ha intorno, dare un contributo concreto e trasformare le difficoltà in occasioni. Cesa è la mia comunità, è il luogo in cui sono cresciuto. Per me amministrare significa viverla ogni giorno, conoscerne i problemi, ascoltare le persone e provare a dare risposte concrete.
Prima ancora dell’impegno politico c’è il suo percorso professionale: lei è un architetto. Come nasce questa scelta e quanto ha influenzato il suo modo di amministrare? La scelta dell’architettura nasce dalla passione per gli spazi e per il modo in cui questi influenzano la vita delle persone. Un architetto non progetta soltanto edifici: immagina luoghi in cui le persone possano vivere meglio. Questo approccio ha influenzato profondamente anche il mio modo di amministrare. Credo che chi governa una comunità debba avere una visione, ma anche la capacità di trasformarla in interventi concreti. La rigenerazione urbana, il decoro e la qualità degli spazi pubblici non sono aspetti marginali: migliorano la qualità della vita e rafforzano il senso di appartenenza. Ogni progetto nasce dall’ascolto dei bisogni. È lo stesso metodo che ho cercato di applicare nell’amministrazione: osservare, progettare, programmare e realizzare.
Nel 2020 è stato eletto consigliere comunale a 31 anni. Cosa l’ha spinta a impegnarsi in politica e cosa rappresenta oggi la riconferma? La candidatura nasce dalla volontà di non limitarmi a osservare ciò che non funzionava, ma di contribuire direttamente al cambiamento. Ho sempre considerato la politica un servizio e non una ricerca di visibilità personale. Essere eletto è stata una grande emozione. Essere riconfermato ha un significato ancora più importante, perché vuol dire che il lavoro svolto è stato riconosciuto dai cittadini. È una fiducia che aumenta il senso di responsabilità e spinge a fare ancora meglio.
Essere giovani amministratori significa anche rinnovare il modo di fare politica. Quale contributo può offrire la tradizione socialista al centrosinistra di oggi? La tradizione socialista conserva una straordinaria attualità perché continua a parlare di libertà, diritti, lavoro, equità e progresso. Il mio contributo è quello di tenere insieme memoria e innovazione. Le radici sono fondamentali, ma servono idee nuove e un linguaggio capace di coinvolgere le nuove generazioni. Il PSI, attraverso Avanti PSI, può rappresentare il punto d’incontro tra cultura socialista, riformismo e liberalismo sociale. Una forza politica capace di costruire un’alternativa seria e credibile alla destra, mettendo al centro sviluppo, giustizia sociale, competenza e opportunità.
Tra le deleghe che ha seguito ci sono rigenerazione urbana, decoro e politiche giovanili. Quali risultati considera più significativi? Sono particolarmente legato agli interventi che hanno contribuito a rendere Cesa una città più bella e più riconoscibile. Penso ai murales che hanno dato vita alla “Città dei Murales”, al Muro dell’Amore, a Largo Pino Daniele, a via delle Favole, ai murales dedicati a Giancarlo Siani, a Diego Armando Maradona,Emanuela Loi e Domenico Di Fiore. Accanto a questi ci sono il Parco Arcobaleno, il Parco Emanuela Loi con gli orti sociali, il Cesa Street Festival (evento atteso da tutti gli artisti d’italia) e tante iniziative culturali e giovanili. Il risultato più importante, però, è aver diffuso un’idea diversa dello spazio pubblico: non un luogo anonimo, ma uno spazio vissuto, curato e capace di creare identità. Perché la bellezza è anche una forma di rispetto verso i cittadini.

Nel corso dell’intervista ha raccontato il suo impegno amministrativo, ma questi risultati sono frutto anche di un lavoro di squadra. Che ruolo hanno avuto il sindaco e l’amministrazione comunale in questo percorso? L’amministrazione comunale è prima di tutto una squadra. Nessun risultato si raggiunge da soli e credo che in questi anni Cesa lo abbia dimostrato. Abbiamo lavorato come un gruppo unito, composto da persone che, pur con sensibilità e competenze diverse, hanno sempre condiviso un obiettivo comune: fare il bene della comunità. Il sindaco Enzo Guida, oggi al suo terzo mandato, ha avuto il merito di costruire una squadra compatta, valorizzando le competenze di ciascun amministratore e lasciando a tutti la possibilità di proporre idee, assumersi responsabilità e trasformarle in progetti concreti. Personalmente ho sempre trovato fiducia, autonomia e la libertà di portare avanti iniziative nelle deleghe che mi sono state affidate, all’interno di un confronto continuo e costruttivo. I risultati raggiunti negli ultimi sei anni – dalla rigenerazione urbana alle politiche giovanili, dagli eventi culturali alla valorizzazione degli spazi pubblici – sono il frutto di questo metodo di lavoro. Quando un’amministrazione è coesa, ascolta i cittadini e lavora con serietà, i risultati arrivano e diventano visibili. È questo, credo, il valore aggiunto dell’esperienza amministrativa che stiamo vivendo: una squadra che ogni giorno mette al centro la comunità, con spirito di servizio, responsabilità e la volontà di continuare a costruire una Cesa sempre più bella, inclusiva e dinamica.

Le politiche giovanili hanno rappresentato una parte importante del suo mandato. Quali sono oggi le priorità per i ragazzi di Cesa? Ho sempre creduto che i giovani dovessero essere protagonisti e non semplici spettatori della vita pubblica, infatti, parte del programma dell’ultima campagna elettorale è stata studiata e scritta da loro. Per questo abbiamo lavorato insieme al Forum Giovani, promuovendo iniziative culturali, formative e strumenti concreti come l’Informagiovani, lo sportello lavoro, il Job Festival e lo sportello psicologico. Oggi i ragazzi chiedono soprattutto opportunità, ascolto, formazione, lavoro e spazi in cui poter esprimere le proprie capacità. Non chiedono assistenzialismo, ma occasioni per costruire il proprio futuro. La politica deve smettere di considerarli soltanto il futuro: i giovani sono già il presente. Investire su di loro significa investire sul futuro della comunità.

Dalle parole di Francesco Maria Turco emerge il profilo di una nuova generazione di amministratori che sceglie di non arrendersi allo spopolamento dei territori e di trasformare l’impegno politico in servizio concreto alla comunità. Architetto, amministratore e socialista riformista, continua a guardare al futuro con la convinzione che il cambiamento passi dalle idee, dalla competenza e dalla presenza quotidiana nelle istituzioni. «Restare – è il messaggio che affida a questa intervista – non significa accontentarsi, ma scegliere di costruire. Perché anche nei piccoli comuni si può dare forma a una comunità più giusta, più moderna e più inclusiva. È questa la sfida che continua a guidare il mio impegno: dimostrare che la buona politica può ancora migliorare la vita delle persone.»

