Non è stata soltanto la visita pastorale di un Papa.
Ad Acerra, oggi, il protagonista morale della giornata è stato il vescovo Antonio Di Donna, la voce che da anni racconta il dolore della Terra dei Fuochi senza mai smettere di chiedere verità, giustizia e dignità per un popolo ferito. Davanti a Papa Leone XIV, arrivato in città per incontrare le comunità colpite dall’inquinamento ambientale, mons. Di Donna non ha scelto parole diplomatiche. Ha parlato come un pastore che conosce il volto della sofferenza, che ha celebrato funerali di ragazzi troppo giovani, che ha ascoltato il pianto di genitori distrutti dal cancro e dalla rabbia. Nel Duomo di Acerra il suo intervento è diventato un’accusa potente contro chi continua ad avvelenare la terra campana. “Convertitevi, cambiate strada, perché il vostro non è solo un reato ma un peccato”. Una frase netta, durissima, che ha attraversato la cattedrale nel silenzio assoluto dei fedeli. Nessun giro di parole. Nessuna prudenza istituzionale. Solo la verità cruda di una terra che da decenni convive con roghi tossici, rifiuti interrati e morti sospette. Il vescovo ha parlato guardando il Papa, ma soprattutto guardando negli occhi la sua comunità. Una comunità che lui accompagna da anni nelle battaglie ambientali e sociali contro quello che ha definito più volte “un sistema criminale che uccide lentamente”. Monsignor Di Donna ha ricostruito la storia della Terra dei Fuochi come si racconta una tragedia vissuta sulla propria pelle. Ha ricordato gli anni ’80, l’arrivo dei rifiuti tossici dal Nord Italia, gli enormi interessi economici che hanno trasformato campagne fertili in discariche illegali. “Per trent’anni sono arrivate tonnellate di veleni”, ha spiegato. “Profitti enormi per la criminalità e risparmi per imprenditori corrotti”. Ma il momento più toccante del suo discorso è arrivato quando ha parlato dei giovani morti di tumore. La sua voce si è incrinata ricordando i ragazzi di Acerra che non ce l’hanno fatta. Storie che lui conosce una per una. Famiglie incontrate negli ospedali, case visitate durante il dolore, madri rimaste aggrappate a fotografie e ricordi. “Qui ci sono genitori che non hanno ancora elaborato il lutto”, ha detto indicando alcune famiglie presenti in cattedrale. In quel momento il Duomo è diventato il simbolo di una sofferenza collettiva. Non una semplice cerimonia religiosa, ma il racconto di una comunità che per anni ha avuto paura persino di pronunciare la parola tumore. Di Donna non si è fermato alla Campania. Ha allargato lo sguardo all’intero Paese, denunciando come esistano “tante Terre dei Fuochi” sparse in Italia: da Taranto a Marghera, da Piombino a Casale Monferrato. Per il vescovo, quello ambientale non è solo un problema sanitario o giudiziario. È una questione morale. Ed è forse proprio per questo che le sue parole oggi hanno colpito così profondamente. Perché non arrivavano da un palco politico, ma da un uomo di Chiesa che da anni sceglie di stare accanto agli ultimi, ai malati, alle famiglie spezzate. Mentre Papa Leone XIV ascoltava in silenzio, Acerra vedeva nel suo vescovo il volto di una battaglia mai abbandonata. Una battaglia fatta di denunce, preghiere, funerali e speranza.
E in quella parola — “convertitevi” — c’era tutto: la rabbia, il dolore e il desiderio ostinato di salvare una terra che continua a chiedere vita.
