Frà Gioacchino da Maddaloni era stanziato nel Convento di Cava (Salerno), e da quanto risulta faceva discorsi “politici”, poco consoni al suo status di religioso. Per questo motivo il padre Provinciale ne dispose il trasferimento in un “altro cenobio di stretta osservanza”, con l’approvazione del Ministero dell’Interno. Il luogo deputato era il Convento dei Padri Cappuccini di Caserta, considerato appropriato per redimere la pecorella smarrita. Ne frattempo sarebbe stato attentamente “seguito” dagli organi di polizia locali.
La discreta sorveglianza non portò a significativi risultati. Sembra che il religioso, di tanto in tanto si recasse a S. Maria per motivi estranei ad una attività politica. Nonostante questo, nel Novembre del 1851, fu destinato al Monastero di S. Efrem nuovo di Napoli, nonostante Gioacchino fosse un frate e non un monaco.
Il colpo di scena avvenne quando si appurò chenon era mai arrivato in questo luogo e, pertanto, non si sapeva dove fosse. Il mistero fu svelato con la scopertache il religioso, spontaneamente, si era sistemato nel Convento di S. Maria per poter assistere i detenuti del Carcere Centrale ivi locato. A quell’epoca non esistevano telefoni, quindi i tempi di indagine erano molto più dilatati rispetto ad oggi. Fatto sta che, una volta rintracciato, fu convinto a recarsi a Napoli, cosa che fece dopo essere passato per Maddaloni, probabilmente suo luogo di origine, dove si trattenne per tre o quattro giorni, per poi trasferirsi a Napoli.
Successivamente si venne a sapere che il frate si recava al Carcere centrale perché in esso era detenuto suo fratello Saverio e questo spiegava la ragione della sua scelta. Ma quello che sorprende è che costui era stato imprigionato per “cospirazione politica” fin dai tempi del 1848, anno passato alla storia per i suoi moti rivoluzionari.
Sulla base di questi dati, non appare semplice trarre conclusioni certe. Lasciamo al lettore la facoltà di farsi un’idea riguardo a questa particolare storia.
Alta Polizia (Archivio di Stato Caserta) anno 1851
