Allo Stadio del Nuoto non è andato in scena uno scherzo, ma l’ennesima beffa. Cinque lavoratori hanno aspettato un’assunzione che non è mai arrivata: promesse svanite, silenzi al posto di risposte, precarietà al posto di diritti.
Chiamarlo “pesce d’aprile” è fin troppo comodo. Qui non c’è nulla da ridere: c’è chi ha lavorato contando su una stabilità promessa e si ritrova invece con un pugno di niente. Ancora una volta, nei meccanismi opachi della gestione degli impianti pubblici, a pagare sono sempre gli stessi.
La domanda resta semplice e scomoda: chi si assume la responsabilità di aver illuso queste persone? Perché dietro ogni promessa mancata non c’è solo una pratica amministrativa saltata, ma vite reali lasciate in sospeso.
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