Il Nuovo Policlinico di Caserta è diventato il simbolo di uno dei fallimenti più evidenti della programmazione sanitaria italiana. Nato nel 1995 con l’approvazione di una commissione ministeriale guidata da Rosy Bindi, avrebbe dovuto dotare il territorio di 500 posti letto e di un polo universitario per 5.000 studenti. Trent’anni dopo, è ancora un cantiere incompleto.
La prima pietra viene posata nel 2005, alla presenza del presidente regionale Antonio Bassolino, con inaugurazione promessa per il 2008. L’anno successivo arriva l’interdittiva antimafia che blocca tutto. Da allora si susseguono fallimenti d’impresa, amministrazioni straordinarie, annunci di ripartenza e scadenze mai rispettate.
Nemmeno l’emergenza COVID riesce a trasformare le promesse in risultati concreti. Nel 2025, mentre si continua a parlare di rilancio, una delle società coinvolte viene liquidata e licenzia tutti i lavoratori.
Dopo tre decenni, il Policlinico non è solo un’opera incompiuta: è la fotografia di ritardi cronici, responsabilità diffuse e incapacità di portare a termine un’infrastruttura fondamentale per un intero territorio.
