Riceviamo e pubblichiamo
Un Comune fallito (per colpa dell’incapacità di Lavanga di mettere a punto un idoneo piano di riequilibrio), un’Amministrazione sbandata e in agonia, l’immagine di Mondragone ancora una volta pesantemente sfregiata su scala nazionale e dense nubi (e ipotesi di gravi inchieste) che continuano ad addensarsi nel cielo di una Città sfinita, stordita e sfiduciata come non mai. Una Città che ha perso ogni speranza di cambiamento (per molto meno in altri Comuni è scattata almeno la Commissione d’accesso)e che ormai non vota più. Lo si è visto anche con il referendum costituzionale 2026 che ha decretato la vittoria del No, con il 53,24% dei consensi, contro il Sì al 46,76% e con un’affluenza del 55,7% (dati comprensivi dei votanti all’estero). L’affluenza dei soli votanti in Italia è stata pari al 58,93%. Ed è proprio il dato positivo dell’affluenza alle urne che ci fa sostenere che a Mondragone (e lungo la via Domiziana) c’è un’assoluta emergenza democratica. A fronte dell’affluenza del 58,93% avuta in Italia, in Campania abbiamo avuto un’affluenza al 50,38%, che in provincia di Caserta ha raggiunto il 48,54%. A Mondragone, invece, si è miseramente fermata al 38,79%. E a dimostrazione della nostra “grave anomalia”, registriamo che a Sessa Aurunca la partecipazione al voto referendario è stata del 48,48%, a Cellole del 49,29%, a Falciano del Massico del 47,93%, a Teano del 52,25%, a Carinola del 52,48% e a Caserta del 59,73%. E’ Castel Volturno a condividere con noi il dato peggiore di quest’area, con un’affluenza di appena il 32,17%. Stiamo parlando di dati che attestano un inquietante astensionismo, già appalesatosi da tempo. Nelle ultime regionali in Campania ha votato un non esaltante 44,06% degli aventi diritto, ma ciò che è accaduto a Mondragone è però da allarme rosso: nella nostra Città hanno votato appena il 38,32% degli aventi diritto (nel 2015 i votanti erano stati il 44,58% e nel 2020 il 46,92%). Si è recato alle urne esclusivamente il “voto organizzato” e uno sparuto elettorato d’appartenenza, mentre la stragrande maggioranza della Città si è tenuta alla larga dal voto, con indifferenza e in qualche caso con disgusto, pur potendo scegliere tra ben 4 candidati locali. E anche in quel caso tra i comuni limitrofi, Mondragone è risultato un’assoluta anomalia. Infatti, a Cellole ha votato il 65,51%, a Sessa Aurunca il 51,69%, a Carinola il 58,59% e a Falciano il 54,17%. Come al solito, peggio di Mondragone, soltanto Castel Volturno, confermando ciò che sosteniamo da tempo, ovvero che su questo tratto di Domiziana è in atto una profonda crisi sociale, che si aggrava ogni giorno di più e dalla quale si potrà cercare di uscire soltanto facendola diventare una questione nazionale. Una deriva già apparsa con le Europee, che registrarono una partecipazione al voto di appena il 28,87% (alle ultime politiche, alla Camera votò invece il 44,16%). Per avere un dato non sconfortante dobbiamo riferirci alle amministrative (2022), per le quali vi fu un’affluenza del 60,56%. Ma si sa che in tali tornate elettorali trainano la partecipazione al voto i tantissimi candidati che si presentano nelle tante liste che vengono apparecchiate.
L’astensionismo ha ovviamente tante cause e alcune sono comuni a tutte le realtà. Ci possono essere poi cause specifiche che andrebbero maggiormente indagate. Mondragone ha visto in questi ultimi decenni un cambiamento profondo della propria popolazione: nel 2002 la popolazione residente era di 24.159 abitanti, diventati 28.294 nel 2025, al netto dei tantissimi Mondragonesi andati via (a Castel Volturno si è passati addirittura da 18.621 abitanti a ben 30.731, con una aumento di 12.110 abitanti). Nuovi abitanti che nella stragrande maggioranza restano però distanti dalla politica e da qualsiasi processo partecipativo e che di fatto in tanti casi non esercitano la cittadinanza. Al di là di elementi particolari (o dell’astensionismo involontario), l’enorme disinteresse o disaffezione che a Mondragone si registra nei confronti del voto segnala una grave uscita dalla partecipazione democratica e rappresenta una spina nel fianco della democrazia cittadina. Le urne vuote (e da tempo ormai) sono una critica feroce a chi ha governato le istituzioni cittadine e territoriali negli ultimi decenni e alle procedure che sono state messe in piedi per esercitare tale governo. Procedure che hanno innanzitutto strozzato ogni possibilità di partecipazione e ogni tentativo di dissenso e d’opposizione (anche istituzionale) e hanno calpestato i valori della politica. Chi è al comando a Mondragone lo sarà ancora per poco e si lascerà alle spalle (purtroppo per la Città) soltanto macerie. Non sarà affatto facile risalire la china e ci vorrà tempo, pazienza, competenza e totale discontinuità. Coloro che già (inconsapevolmente) scalpitano per entrare in scena, dovrebbero partire proprio dal considerare questa drammatica diminuzione quantitativa della partecipazione al voto e capire cosa fare per invertirla, a partire già dalla prossima chiamata al voto.
“Apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino”. Con il messaggio di Papa Leone XIV, l’AMBC augura a tutte e a tutti una Buona Pasqua 2026.
