Il direttore dell'Asl di Caserta Limone
Con il Direttore dell’Asl di Caserta Antonio Limone, in una intervista esclusiva, abbiamo fatto chiarezza sul focolaio dell’Epatite A che nelle ultime settimane si è diffusa a Caserta e in Campania.
“Innanzitutto abbiamo un numero, 55 casi in provincia di Caserta. L’epatite A non è una malattia particolarmente pericolosa, il decorso della patologia è di una o due settimane, nella stragrande maggioranza di casi. Chiaramente le persone che sono epatopatiche, le persone anziane rischiano di più rispetto a questa patologia, così come i bambini, le donne in gravidanza. In realtà questo numero non lo possiamo definire pandemico, non siamo di fronte a una pandemiao epidemia, noi siamo di fronte solo a dei focolai. Quindi bisogna usare alcune accortezze, le ripetiamo, perché così i cittadini assumono questa coscienza di come regolarsi: lavarsi molto bene spesso le mani, è importante perché è la trasmissione orofecale, evitare di mangiare frutti di mare se non sono stati cotti, evitare le verdure perché le verdure crude non vanno bene, bisogna cuocerle, così come anche i frutti di bosco che possono trasmettere la malattia. Usare queste accortezze, poi nella misura in cui c’è un contagio in famiglia usare anche un po’ di attenzione perché la malattia si estende da uomo a uomo. Quindi bisogna avere attenzione anche in famiglia, separare gli asciugamani, usare i servizi igienici in modo disinfettato e accurato dopo aver fatto i propri bisogni. Però la patologia in sé non costituisce un grande rischio di vita o di morte, diciamolo con chiarezza”.
Anche perché chi ne ha maggiormente risentito sono alcune attività commerciali.
“Sicuramente le attività commerciali in questo periodo ne risentono. Io potrei dire con grande franchezza che alla zuppa di cozze non rinuncio alla vigilia di Pasqua e in realtà poi è cotta, quindi quello che è cotto non costituisce rischio, diciamolo con onestà. D’altro canto le nostre indagini epidemiologiche partono da lontano e noi non dobbiamo criminalizzare un cibo. Non a caso abbiamo fatto un’azione attenta anche sulle verdure che potrebbero essere incriminate, sia i frutti di bosco e quindi anche questi elementi potrebbero essere capaci di trasmettere la malattia. Bisogna fare attenzione e usare queste precauzioni, però fare allarmismo e farne una fobia collettiva forse non è una cosa intelligente”.
