Davanti al volto di Santo Romano, impresso nel murales che ne custodisce la memoria a Casoria, si è consumato questo pomeriggio un incontro di profonda riflessione civile. La criminologa Lucia Cerullo e Mena De Mare, madre del giovane Santo, si sono ritrovate l’una di fronte all’altra per un confronto che unisce l’analisi scientifica al dolore della perdita.
In questo luogo simbolo della memoria collettiva, le due donne hanno suggellato un patto di impegno sociale attraverso uno scambio di libri che rappresenta il cuore della loro missione. Lucia Cerullo ha consegnato a Mena De Mare il suo saggio, “La violenza: dalla vendetta privata alla giustizia sociale”, un testo che indaga le radici del fenomeno criminale e le strade per il riscatto dei territori. In cambio, Mena De Mare ha consegnato alla criminologa il volume che racconta la storia di suo figlio: la testimonianza cruda di una vita spezzata e della lotta per la verità.
“Incontrarsi qui, davanti all’immagine di Santo, restituisce il senso profondo del mio lavoro,” ha dichiarato Lucia Cerullo. “Ho consegnato a Mena la mia analisi sulla violenza e lei mi ha consegnato la prova vivente della sua conseguenza più tragica. Tra queste pagine c’è l’urgenza di colmare quella distanza che separa troppo spesso la teoria della prevenzione dalla realtà della strada. Non possiamo più permetterci di intervenire quando è troppo tardi.”
Questo momento di riflessione privata è il preludio all’evento pubblico che si terrà giovedì 9 aprile, alle ore 17:00 presso lo Sportello “Orientiamoci” di Casapesenna. In quella occasione, Lucia Cerullo e Mena De Mare torneranno a parlare alla comunità e ai giovani. All’incontro si unirà anche Simona Capone, fidanzata di Santo, per offrire la sua testimonianza e rafforzare il messaggio di una giustizia che deve farsi impegno quotidiano.
Al centro del dibattito, il dramma della devianza giovanile e la necessità di costruire percorsi di legalità che non siano solo parole, ma fatti concreti. Perché la memoria di Santo Romano non resti solo un’immagine su un muro, ma diventi il motore di un cambiamento culturale necessario.
Perché la memoria non serve a ricordare, serve a impedire che accada di nuovo.
