Si riaccende nella diocesi di Aversa il percorso verso la beatificazione di Giuseppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra nel 1994 a Casal di Principe. Un cammino atteso da anni, che oggi assume un significato ancora più forte perché legato al desiderio, mai nascosto, del vescovo emerito Raffaele Nogaro.
Nogaro, scomparso lo scorso 6 gennaio, è stato tra i più convinti sostenitori del riconoscimento del martirio di don Diana. Più volte aveva espresso pubblicamente la volontà che la Chiesa lo proclamasse “martire per amore del suo popolo”. Per il presule, don Diana rappresentava il simbolo del riscatto delle terre casertane, segnate per anni dalla presenza della criminalità organizzata. Lo descriveva come un sacerdote autentico, capace di vivere fino in fondo la propria missione pastorale, fino al sacrificio della vita.
Già nel 2011 il vescovo Angelo Spinillo, appena insediato ad Aversa, aveva indicato don Diana come modello, recandosi a pregare sulla sua tomba. Oggi, a distanza di anni, quel percorso trova nuova concretezza con l’avvio dell’iter di beatificazione.
Accanto a Nogaro, negli anni, altre figure hanno custodito l’eredità morale del sacerdote, come Valerio Taglione e don Paolo Dell’Aversana, entrambi scomparsi. Il loro impegno ha contribuito a diffondere tra i giovani il messaggio di legalità e giustizia lasciato da don Diana.
Don Diana fu tra i primi a contrastare apertamente il potere della camorra, cercando di spezzarne il consenso sociale. Il suo impegno pastorale, rivolto soprattutto ai giovani e agli ultimi, lo rese un punto di riferimento per l’intero territorio. Oggi la sua figura continua a rappresentare un faro per Caserta e per tutto il Mezzogiorno. L’avvio del processo di beatificazione non è solo un atto religioso, ma anche il riconoscimento di una testimonianza civile che ha segnato un’epoca.
