La mattina del 6 gennaio 1857, fu alquanto movimentata a San Leucio. Si creò un gran trambusto perchè sulla strada interna che dal Real Casino del Belvedere porta a Vaccheria, un cinghiale scavalcò il muro di cinta del Bosco Reale, introducendosi, dopo aver attraversato la strada ed aver oltrepassato il muro opposto, in un luogo chiamato la vigna dello Zibibbo. Proprio in quel momento si trovava passare, a piedi, il monaco Giustiniano da Nola del convento dei Cappuccini di Puccianiello, che si stava recando a celebrare la messa nella chiesa della Madonna delle Grazie a Vaccheria. Essendo molto miope, come lui stesso ebbe a dichiarare in seguito, riusci solo a percepire che un corpo era caduto dal muro e che correndo in direzione Vaccheria si era poi buttato dall’altro lato. Alla scena assistettero anche due passanti, un uomo ed un bambino che venivano nella direzione opposta. In breve la notizia si diffuse nel paese e numerosi curiosi si recarono sul posto per vedere il cinghiale che era rimasto intrappolato nella vigna. Fra questi, quattro caprai che senza tanti complimenti, scavalcarono il muro della Vigna ed iniziarono a prendere a sassate il povero animale che, naturalmente, reagì aggredendoli e morsicando uno di questi (in precedenza aveva morso anche un’altra persona che aveva tentato di avvicinarsi ed era stato azzannato ad un piede e su una natica). A questo punto gli aggressori sfilarono i pali che mantenevano le piante d’uva, legarono alle punte i loro coltelli e con quelle lance improvvisate, uccisero la povera bestia. Dopodichè invitarono i presenti ad allontanarsi affermando che il cinghiale poteva ancora aggredire qualcuno, ma fu parere comune che volevano solo portarsi a casa la preda, lontano da occhi indiscreti. Infatti, una volta arrivati i guardacaccia, comminarono loro un verbale e li denunciarono all’Autorità Giudiziaria. Fu svolto un regolare processo, durante il quale i giudici ordinarono un sopralluogo ed interrogarono vari testimoni, monaco compreso (il quale, al ritorno della funzione religiosa, prudentemente, aveva cambiato strada). Dalla fase istruttoria emersero aspetti poco incoraggianti riguardanti la personalità degli inquisiti, ma nonostante questo il processo si concluse nel mese di marzo del 1857 con la sola condanna al pagamento del verbale e delle spese processuali, assoluzione per il reato di tentato furto per mancanza di prove certe. (Fonte Archivio di Stato, Caserta)
