Dall’inventario del 1805 emerge un quadro molto interessante dell’organizzazione produttiva della fabbrica di San Leucio. All’interno della fabbrica erano presenti 31 telai per la seta, di cui 20 assegnati a uomini e 11 a donne. Nelle case della colonia ve ne erano altri distribuiti nei vari quartieri: 36 nel quartiere San Carlo, 26 nel quartiere San Ferdinando, 8 nel quartiere del Quercione, 5 nel Real Casino e 5 a Vaccheria.
Altri telai erano dislocati anche nelle località limitrofe: 5 a Sala, 5 a Briano, 7 a Caserta e 3 a Puccianiello, per un totale di 131 telai destinati alla lavorazione della seta.
A questi si aggiungevano 56 telai per la produzione di calze: 25 all’interno della fabbrica e i restanti distribuiti tra Vaccheria (23), il Real Casino (7) e Briano (1). Per ciascun telaio era indicato il nome del lavorante incaricato, segno di un’organizzazione del lavoro precisa e regolamentata. Il totale generale ammontava quindi a 187 telai.
Il 7 luglio 1806 la fabbrica fu concessa in affitto a Don Luigi Vallin e a Don Pietro Miranda, negozianti torinesi domiciliati a Napoli. A rappresentare il governo francese, appena insediatosi nel Regno, fu Don Luigi Macedonio di Napoli, soprintendente della colonia e di Real Sito di Carditello.
L’azienda venne data in affitto per dieci anni al costo complessivo di 85.736 ducati e 60 grani, equivalenti oggi a circa 1.580.000 euro. Tra le clausole del contratto era previsto che gli affittuari ricevessero in appannaggio comode abitazioni nel fabbricato della Trattoria e che, nei lavori assegnati, i tessitori sanleuciani avessero sempre diritto di precedenza rispetto ad altri lavoranti.
Questo documento restituisce l’immagine di una realtà produttiva ben strutturata, nella quale la manifattura serica di San Leucio rappresentava uno dei più importanti centri industriali del Regno agli inizi dell’Ottocento.
