Nel mese di Luglio 1802, una “canestra” (tipo di carrozza leggera interamente realizzata in vimini intrecciati), partì da Napoli per recarsi al Belvedere di San Leucio. Su di essa erano sistemati due bambini, con i rispettivi genitori per la somministrazione del “virus a Colonnesi in esecuzione del Real Ordine”.
La nota di spesa, oltre al trasporto prevedeva, anche, il costo delle “cibarie”, dell'”innesto” e dell'”osservazione”, per un totale di 17 ducati.
Il documento in questione dimostra che nella realtà quotidiana, si applicava realmente, in materia sanitaria, quanto previsto dal Codice delle Leggi, ideato per la Colonia di San Leucio.
Probabilmente veniva usato il metodo, attraverso il quale si introduceva del materiale prelevato dalle postule di un malato di vaiolo, direttamente nella pelle di soggetti sani. Questo spiegherebbe la presenza dei due bambini napoletani portati a San Leucio. Bisogna sottolineare che dal 1796 la tecnica di inoculazione venne sostituita da un vaccino bovino che veniva applicato con una escoriazione o puntura.
Non sappiamo quale delle due tecniche sia stata applicata all’epoca. Ci limitiamo a constatare quanto emerge dai documenti.
La volontà di somministrare dosi di vaccino alla popolazione è confermata da un altra nota risalente al 30 di Aprile del 1827.
In esso erano contenuti i nomi di 25 giovani vaccinati dal Dottor Cerusico, Don Alessandro Tartaro di Marcianise.
Nell’elenco erano inseriti anche i soggetti che vivevano all’esterno del recinto di San Leucio (Sala, Briano, Ercole), ma che avevano il privilegio di “indossare l’abito” di colono san leuciano.
Fonte Archivio di Stato di Caserta, Amministrazione San Leucio.
