Roberto Stellone riparte dalla Casertana e da una rosa che, nelle sue prime impressioni, offre grande abbondanza soprattutto in attacco e a centrocampo. Il nuovo tecnico rossoblù non vuole però fermarsi al valore dei singoli: per trasformare la qualità in risultati serviranno competizione, sacrificio e soprattutto una mentalità forte.
«Abbiamo sei attaccanti per tre ruoli, per tre posti. Davanti ci sono tre posti sicuri e a volte anche quattro, perché si può giocare con un 4-2-4. Abbiamo tanta roba», ha spiegato Stellone, soffermandosi anche sulla possibilità di far convivere Mancini e Castelli. «Puoi giocare con due punte, puoi alternare Mancini o Castelli, puoi giocare con tre giocatori un po’ più aperti. Io osservo, vedo e decido: dipende dalla partita, dal momento e dalla condizione».
Una concorrenza che l’allenatore considera un valore e non un problema. «Non ci sono undici campioni e quattordici pippe. Se già il lunedì so chi giocherà la domenica, non c’è più l’allenamento, non c’è più intensità». Lo stesso discorso vale per il centrocampo, dove le alternative sono numerose. «Se scelgo Perrella e Di Tacchio so che mi possono dare più personalità e qualità, ma magari me li perdo un pochettino nella fase di non possesso. Se scelgo gli altri ho caratteristiche diverse».
Stellone vuole quindi avere piena libertà nelle scelte, senza condizionamenti legati al minutaggio dei giovani. «Per fortuna non ho obblighi da parte della società di fare minutaggio. Secondo me non è allenare andare con la calcolatrice a vedere chi deve giocare perché è un 2005. I giocatori devono giocare se meritano di giocare». E aggiunge: «Per me allenare è avere la libertà di scegliere domenica dopo domenica quelli che sono gli undici migliori per quella partita, pensando anche ai cinque cambi».
Un principio che vale anche per gli attaccanti, ai quali Stellone chiede di mettere la squadra davanti alle statistiche personali. «Io ho fatto l’attaccante e l’attaccante vive del gol, ma ai miei attaccanti chiedo di fare i movimenti per far vincere la squadra. A me interessa fare tre punti. Se facciamo un tiro che rimbalza sulla schiena del portiere e vinciamo, sono felice così».
Le prime sensazioni sul gruppo, intanto, sono positive. «Mi ha impressionato la grande voglia. È una squadra che a me piace, si sposa molto bene con quello che vorrei fare io». Anche l’impatto con il nuovo staff è stato positivo: «Ho Jacopo Sala come allenatore in seconda, Matteo Montoni come preparatore atletico e Fulvio, preparatore dei portieri, che è rimasto. Mi sono trovato benissimo anche con i dottori, il team manager e il direttore. È un ambiente che mi piace».
Il tecnico ha poi parlato dello spogliatoio dopo il cambio di allenatore, spiegando di aver trovato una squadra desiderosa di lasciarsi alle spalle il momento negativo. «Ogni volta che c’è un cambio allenatore può esserci un po’ di delusione, è normale. Ma ho visto subito grande voglia di uscire da questo momento e di fare tutto il possibile da qui alla fine del campionato».
Per riuscirci, però, sarà fondamentale anche il rapporto con l’ambiente. Stellone considera l’alchimia tra tutte le componenti un fattore determinante. «Raramente una squadra riesce a ottenere dei risultati se non c’è questa alchimia che si crea tra giornalisti, staff, società, giocatori e tifosi».
Il calciatore, spiega l’allenatore, non può essere considerato un semplice esecutore. «Il giocatore è un ragazzo, non è un robot programmato per non ascoltare o non vivere di emozioni. Può avere vent’anni o trenta, ma vive una partita con una tensione incredibile». Da qui anche l’invito alla tifoseria a sostenere la squadra: «La critica e il mettere pressione non aiutano nessuno. Se c’è pressione, sicuramente non aiuta la squadra».
Stellone non vuole però trasformare questo concetto in un alibi. «Se i giocatori camminano in mezzo al campo, escono tutte le sere fino alle tre e stanno male, allora è giusto contestare. Ma se, come ha detto il presidente, ci sono massimo impegno e massima dedizione, può capitare la giornata storta».
Per il tecnico, infatti, anche gli episodi possono incidere pesantemente sul risultato. «Nel calcio può capitare che tre giocatori abbiano una giornata storta e quella partita si perda o si pareggi. È una cosa normalissima». E proprio nei momenti difficili diventa decisiva la capacità di mantenere fiducia e convinzione.
«Quello che secondo me fa la differenza tra vincere una partita, vincerne più partite o attraversare un periodo negativo è quando si perdono un po’ di certezze, si perde il morale, si perde un po’ di fiducia». La risposta, per Stellone, è una sola: «C’è una cosa che è fondamentale: atteggiamento e determinazione, il giocatore che va oltre».
Il nuovo allenatore non promette risultati, ma un’identità precisa. «Non mi sentirete fare pubblicità dicendo che ogni settimana faremo tre gol. No. Ma sicuramente troverete tutte le settimane una squadra sempre avvelenata, sempre agguerrita, sempre che cercherà di giocare per vincere».
Perché nel calcio la qualità non è sufficiente. «Non basta avere i giocatori forti, non basta essere preparati. Ma io penso che alla lunga le squadre che ottengono i risultati sono quelle che hanno dentro lo spirito di abnegazione, di sacrificio e di voglia di prevalere sull’altra squadra».
E la competizione deve partire proprio dallo spogliatoio: «Bisogna cercare di prevalere anche sul compagno di squadra per conquistarsi un posto. Quando si ha questa sfida diventa importante, perché si va forte, si va forte e di conseguenza si migliora».
La Casertana di Stellone, dunque, riparte dalla qualità della rosa ma soprattutto dalla volontà di trasformarla in una squadra vera. Una squadra nella quale nessuno abbia il posto garantito, dove ogni allenamento rappresenti una sfida e dove ambiente, giocatori e società possano spingere nella stessa direzione. «Se hai giocatori forti e allo stesso tempo hai dentro questo spirito, questa voglia e questa determinazione, diventa difficile non ottenere risultati».
