Una telefonata tranquilla proveniente dalle forze di polizia, preso di mira un pensionato, un raggiro costruito facendo leva sulla fiducia della vittima e, infine, un versamento complessivo di 7mila euro su due conti correnti.
È la ricostruzione emersa al termine di un’attività investigativa condotta dai carabinieri della stazione di Sessa Aurunca, che ha portato alla denuncia in stato di libertà di tre persone, ritenute gravemente indiziate di truffa e sostituzione di persona in concorso. Le indagini sono scattate a seguito della denuncia presentata da un 68enne originario di Sessa Aurunca e residente a Torino, pensionato, che sarebbe stato contattato telefonicamente da persone che si sarebbero presentate come appartenenti alle forze di polizia. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, gli interlocutori, utilizzando un’utenza telefonica intestata a uno dei tre indagati, avrebbero adottato una serie di artifici e raggiri per convincere l’uomo a effettuare dei versamenti di denaro. La somma complessivamente trasferita sarebbe ammontata a 7.000 euro, confluiti su due conti correnti postali riconducibili, secondo gli accertamenti svolti dai militari, alle persone ora denunciate. Il danno economico subito dalla vittima non risulterebbe coperto da assicurazione. I militari dell’Arma hanno ricostruito la presunta provenienza delle utenze e dei rapporti finanziari utilizzati nel corso del raggiro, arrivando a individuare tre persone che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero agito in concorso tra loro. Si tratta di un 39enne del casertano, di un 24enne del napoletano, e di un 25enne libico, residente nel nuorese.
Per i militari dell’Arma, il ruolo dei tre sarebbe stato collegato alla realizzazione del raggiro telefonico e alla gestione delle somme successivamente versate dalla vittima. In particolare, l’utilizzo di un’utenza intestata a uno degli indagati e l’accredito del denaro sui conti indicati negli accertamenti costituiscono elementi confluiti nel quadro investigativo sottoposto all’attenzione dell’autorità giudiziaria.
Il modus operandi ricostruito presenta caratteristiche tipiche delle cosiddette truffe telefoniche, nelle quali i malviventi si presentano come appartenenti alle Forze dell’ordine o a istituti bancari e, facendo leva sulla presunta necessità di mettere al sicuro denaro o risolvere un problema di sicurezza, inducono la vittima a compiere operazioni finanziarie. I tre sono stati pertanto denunciati in stato di libertà all’autorità giudiziaria per le ipotesi di reato di truffa e sostituzione di persona in concorso.
