Ci sono luoghi che, con il passare degli anni, smettono di essere semplicemente luoghi e diventano parte della nostra vita. Per Francesco Rosario Di Nardo, il Mario Piccirillo è esattamente questo. Un legame che nasce da lontano, da quando nel 1997, a soli nove anni, iniziò a calcare quel campo da bambino, vivendo il calcio con la spensieratezza e i sogni tipici di quell’età. Quasi trent’anni dopo, quello stesso campo torna a rappresentare qualcosa di ancora più importante: non soltanto un ricordo personale, ma una responsabilità amministrativa e il desiderio di restituire lo stadio alla piena vita sportiva della città. «Non avrei mai potuto immaginare – racconta Di Nardo – che quasi trent’anni dopo sarei tornato a guardare quello stesso campo da una prospettiva completamente diversa, con la responsabilità di un amministratore e con il desiderio di poterlo vedere nuovamente protagonista della vita sportiva della nostra città». Nel 2021, quando ricevette dal sindaco Antonio Mirra la delega allo Sport e agli Impianti Sportivi, il Piccirillo divenne una delle priorità sulle quali concentrare l’attenzione. Negli anni successivi furono valutate diverse possibilità per finanziare un intervento importante sullo stadio, fino alla scelta, nel 2024, di ricorrere a un mutuo con l’Istituto per il Credito Sportivo, per un investimento di circa un milione di euro. Un percorso lungo e complesso che Di Nardo ha seguito da assessore con delega allo Sport fino al completamento dell’iter necessario per riportare l’impianto alla piena fruibilità. Oggi il risultato è un Piccirillo profondamente rinnovato: nuovo manto in erba sintetica, settore ospiti nuovamente realizzato dopo anni di inutilizzo, nuova illuminazione e tutti gli interventi necessari per ottenere, nei giorni scorsi, il parere favorevole della Commissione di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo. Un traguardo arrivato dopo mesi nei quali non sono mancate critiche e discussioni. «Sarebbe stato facile fermarsi a rispondere – sottolinea Di Nardo –. Io ho scelto un’altra strada. Ho preferito continuare a lavorare, affrontare i problemi, seguire gli atti e lasciare che fosse il risultato finale a parlare». Una scelta basata sulla convinzione che, soprattutto nell’attività amministrativa, siano i fatti a dover fornire le risposte più importanti. Ma la storia del Piccirillo si intreccia inevitabilmente con quella del Gladiator e con una delle pagine più intense della storia recente del club neroazzurro. Nel 2024 il Gladiator festeggiava i suoi cento anni, ma quel centenario non fu vissuto come la città avrebbe voluto. La scomparsa di Alfonso D’Amore, persona alla quale Di Nardo era legato profondamente, lasciò un vuoto enorme. Sul campo arrivò anche la retrocessione in Eccellenza. Poi, però, è cominciata una nuova storia. Una cavalcata straordinaria, costruita partita dopo partita e culminata nella finale di Taranto, seguita personalmente da Di Nardo. «Una partita difficilissima, una tensione incredibile e poi quella gioia che ancora oggi faccio fatica a raccontare. A Taranto ho pianto». Lacrime di gioia per la promozione in Serie D, ma anche di emozione per tutto ciò che quella giornata rappresentava: la storia del Gladiator, il ricordo di Alfonso D’Amore, le persone che non ci sono più, quella maglia e una città che ancora una volta aveva saputo soffrire e rialzarsi. La promozione, sottolinea Di Nardo, appartiene innanzitutto a chi l’ha conquistata sul campo: ai calciatori, allo staff, alla società con De Felice e Valletta in prima linea, alla tifoseria e a tutti coloro che hanno contribuito a quella straordinaria impresa. Adesso, però, le due storie si incontrano. Il Gladiator torna in Serie D e il 6 settembre 2026 torna al Mario Piccirillo. Lo farà in uno stadio rinnovato, davanti alla propria gente, pronto ad accogliere una nuova pagina della storia neroazzurra. Per Di Nardo sarà anche un ritorno alle origini. «Domani guarderò quel campo e, inevitabilmente, tornerò con la mente a quel bambino di nove anni che nel 1997 lo calpestava per la prima volta». Un viaggio nel tempo che racchiude il senso più profondo di questa storia: «A volte la vita ti porta lontanissimo da dove sei partito, per poi riportarti esattamente lì, ma con una responsabilità e uno sguardo completamente diversi». Per questo, conclude Di Nardo, il Piccirillo non sarà mai soltanto un impianto sportivo. È un pezzo della sua storia, ma anche della storia della città. Un luogo nel quale si incontrano memoria, sport, passione e appartenenza. E ora, finalmente, saranno il campo, gli spalti, la gente e quei colori a parlare. Il 6 settembre il Gladiator torna in Serie D. E torna a casa. Bentornato, Gladiator. Bentornato, Piccirillo. 🖤💙
