Ne avevamo parlato appena qualche giorno fa. Due giorni dopo è arrivata la notizia delle dimissioni del sindaco di Orta di Atella. E adesso? La domanda è inevitabile: chi penserà a risolvere i problemi rimasti sul tavolo? E soprattutto, quanto tempo ancora dovrà aspettare una famiglia prima di vedere sistemato ciò che chiede da circa due anni?Qualche giorno fa avevamo raccontato la storia di una cittadina di Orta di Atella che da tempo segnala una situazione che, a suo dire, continua a essere irrisolta all’interno della Cappella San Pio del cimitero comunale. Un problema apparentemente semplice: del marmo è caduto in due punti, creando intralcio e una situazione ritenuta potenzialmente pericolosa per chi frequenta la cappella. La cittadina ha segnalato. Ha inviato PEC. I familiari si sono recati personalmente in Comune. Sono arrivate rassicurazioni. La risposta, secondo quanto raccontato dalla famiglia, sarebbe stata sostanzialmente sempre la stessa: “Si farà”. Peccato che, dopo circa due anni, quel “si farà” non sia ancora diventato un “fatto”. E proprio mentre sollevavamo nuovamente la questione, due giorni dopo è arrivata la notizia delle dimissioni del sindaco di Orta di Atella. Una coincidenza temporale, certamente. Ma adesso una domanda diventa ancora più inevitabile: e i problemi dei cittadini chi li risolve?
E ADESSO COSA SUCCEDE?
È la domanda che probabilmente si stanno ponendo in molti. Perché le dimissioni di un sindaco possono aprire una fase politica e amministrativa complessa, ma una cosa dovrebbe essere chiara: i problemi materiali della città non si dimettono. Il marmo della Cappella San Pio non è andato via insieme alle dimissioni. Le PEC non spariscono. Le segnalazioni dei cittadini non vengono cancellate. E soprattutto, il tempo trascorso non torna indietro. Per la famiglia che da circa due anni attende una soluzione, la situazione resta esattamente quella di prima. Anzi, con una nuova domanda da aggiungere alle precedenti: chi deve intervenire adesso? Perché è facile parlare di amministrazione, di politica, di maggioranze e di dimissioni. Molto più difficile è spiegare a un cittadino perché per ottenere un intervento apparentemente ordinario debbano passare mesi, poi un anno, poi due.
QUANTO TEMPO ANCORA BISOGNA ASPETTARE?
Questa è la vera questione. Non chiediamo opere faraoniche. Non stiamo parlando di una grande infrastruttura, di un nuovo quartiere o di un progetto da milioni di euro. Si sta parlando di sistemare del marmo caduto in una cappella cimiteriale. E se davvero la situazione è stata segnalata più volte, come riferisce la cittadina, la domanda diventa ancora più pesante: quanto tempo deve trascorrere prima che una segnalazione diventi un intervento? Tre anni? Quattro? Dobbiamo aspettare la prossima amministrazione? Quella dopo ancora? Oppure bisogna semplicemente aspettare che qualcuno si ricordi che dietro ogni segnalazione c’è una persona? Perché il cittadino non dovrebbe essere costretto a trasformarsi in un investigatore, a inseguire gli uffici, a inviare PEC su PEC e a ripetere per anni la stessa richiesta per ottenere una risposta concreta.
IL PROBLEMA NON È SOLO UN PEZZO DI MARMO
Ridurre tutto alla questione del marmo sarebbe un errore. Il marmo è soltanto il simbolo di una questione molto più grande: il rapporto tra cittadino e amministrazione. Quando un cittadino segnala un problema, pretende una cosa semplicissima: essere ascoltato. E se l’intervento non può essere effettuato immediatamente, pretende almeno una spiegazione chiara. Perché anche un “non possiamo intervenire adesso” è una risposta. Un “stiamo verificando” è una risposta. Un “interverremo entro questa data” è una risposta. Quello che non può diventare normale è un eterno “si farà” senza che nessuno sappia quando.
LE DIMISSIONI NON POSSONO DIVENTARE UN ALIBI
Sia chiaro: non stiamo dicendo che le dimissioni del sindaco abbiano alcun rapporto con la vicenda della Cappella San Pio. Sarebbe scorretto affermarlo senza elementi. Ma le dimissioni non possono nemmeno trasformarsi, agli occhi dei cittadini, in un alibi per congelare tutto. La macchina amministrativa deve continuare a occuparsi delle questioni concrete. Perché mentre la politica cambia, i cittadini restano. Restano quelli che aspettano una risposta. Restano quelli che hanno presentato una segnalazione. Restano le famiglie che frequentano il cimitero. E resta, soprattutto, quel marmo.
ORA SERVONO RISPOSTE, NON ALTRE PROMESSE
A questo punto non servono nuove rassicurazioni. Serve sapere chi è responsabile dell’intervento, se l’intervento è stato programmato e, soprattutto, quando verrà eseguito. Una data. Un impegno. Una soluzione. Perché dopo circa due anni, continuare a dire “si farà” non è più rassicurante. È semplicemente il modo più elegante per dire che, fino a oggi, non è stato fatto. E allora eccola, la domanda che lasciamo sul tavolo: adesso che il sindaco si è dimesso, quanto tempo ancora dovrà aspettare questa cittadina? E soprattutto: chi avrà il coraggio di prendere quella segnalazione, andare alla Cappella San Pio, guardare quel marmo caduto e dire finalmente: “Adesso lo sistemiamo”? Perché la politica può cambiare. Le amministrazioni possono cambiare. I sindaci possono dimettersi. Ma un cittadino che aspetta da due anni una soluzione non dovrebbe essere costretto ad aspettare ancora.
