Il garante campano dei detenuti e portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti chiede interventi urgenti contro suicidi, sovraffollamento e condizioni disumane negli istituti penitenziari. Dal 13 al 15 luglio mobilitazione nazionale nelle carceri
CASERTA – «Fermare subito la strage delle vite e dei diritti». È l’appello lanciato da Samuele Ciambriello, garante campano delle persone private della libertà e portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali dei detenuti, che torna a richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla grave crisi del sistema penitenziario italiano.
Ciambriello pone al centro della sua denuncia una situazione che definisce ormai non più rinviabile: l’aumento dei suicidi nelle carceri, il sovraffollamento degli istituti, le difficili condizioni quotidiane vissute dai detenuti e le problematiche affrontate dal personale penitenziario.
Per il garante, il carcere deve tornare a essere un luogo nel quale la pena mantenga la propria funzione costituzionale di recupero e reinserimento sociale. Un sistema che non riesce a rieducare, curare e accompagnare le persone verso un nuovo percorso di vita, secondo Ciambriello, rischia invece di produrre ulteriore emarginazione e favorire il fenomeno della recidiva.
Da questa preoccupazione nasce la mobilitazione nazionale promossa dalla Conferenza dei Garanti, in programma dal 13 al 15 luglio, con iniziative di sensibilizzazione e confronto davanti e all’interno degli istituti penitenziari in diverse regioni italiane.
Tra le richieste avanzate da Ciambriello e dalla Conferenza dei Garanti vi è l’introduzione di una liberazione anticipata speciale, con l’incremento dello sconto di pena dagli attuali 45 giorni fino a 75 giorni per ogni semestre per i detenuti che dimostrino partecipazione e responsabilità nei percorsi rieducativi.
Una misura che, nelle intenzioni dei Garanti, non rappresenterebbe un provvedimento generalizzato, ma uno strumento selettivo legato alla buona condotta, all’impegno nel trattamento e alla concreta adesione ai programmi di recupero.
Altro punto centrale dell’appello riguarda i detenuti con una pena residua inferiore a un anno. Secondo le stime della Conferenza, circa 8-9 mila persone potrebbero accedere a misure alternative alla detenzione, come affidamento ai servizi sociali, detenzione domiciliare, percorsi lavorativi, terapeutici e programmi di reinserimento, fatta eccezione per i casi caratterizzati da particolari esigenze di sicurezza.
«Non si tratta di buonismo – è il senso dell’appello rilanciato da Ciambriello – ma della necessità di intervenire su un sistema che deve garantire legalità, sicurezza e rispetto della dignità umana».
Il garante campano richiama così Governo e Parlamento a un’assunzione di responsabilità, chiedendo risposte concrete davanti a un’emergenza che coinvolge non soltanto chi è detenuto, ma l’intero sistema della giustizia e della sicurezza pubblica.
La mobilitazione di luglio sarà dunque un momento di denuncia e riflessione nazionale, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito il ruolo del carcere in una società democratica: non solo luogo di espiazione della pena, ma anche spazio di recupero, cambiamento e possibile reinserimento nella comunità.
