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23 maggio: da Capaci alla Terra dei FuochiIl significato della visita del Papa ad Acerra nel giorno della memoria di Falcone

Giovanna Paolino 23 Maggio 2026
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Il 23 maggio è una delle date più cariche di significato della storia italiana contemporanea. È il giorno della memoria della Strage di Capaci, l’attentato mafioso del 1992 in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Ma il 23 maggio 2026 questa data ha assunto un ulteriore valore simbolico: la visita di Papa Leone XIV ad Acerra, nel cuore della cosiddetta “Terra dei Fuochi”, ha collegato idealmente due diverse forme della violenza mafiosa italiana — quella delle bombe e quella dei veleni.
Non si tratta soltanto di una coincidenza di calendario. La scelta di recarsi proprio ad Acerra nel giorno dedicato alla memoria di Falcone appare come un gesto dal forte significato civile, morale e politico. È come se il Papa avesse voluto dire che oggi la lotta alla mafia non passa soltanto attraverso il contrasto alla criminalità armata, ma anche attraverso la difesa della salute pubblica, dell’ambiente e della dignità delle comunità abbandonate.
Il 23 maggio 1992 l’Italia fu sconvolta da uno degli attentati più drammatici della sua storia repubblicana. Sull’autostrada A29, nei pressi di Capaci, Cosa Nostra fece esplodere centinaia di chili di tritolo al passaggio dell’auto di Giovanni Falcone.
Quella strage rappresentò molto più dell’assassinio di un magistrato. Fu un attacco diretto allo Stato e alla possibilità stessa di costruire legalità e giustizia in un Paese segnato dal potere mafioso. Falcone era diventato il simbolo di un metodo nuovo di combattere la mafia: seguire i flussi economici, comprendere la struttura organizzativa di Cosa Nostra, colpire i patrimoni e le connessioni internazionali.
Con Capaci la mafia mostrò il proprio volto terroristico e militare. Le immagini dell’autostrada distrutta entrarono nella memoria collettiva italiana come simbolo di una guerra interna contro la democrazia.
Eppure, negli anni successivi, il volto della criminalità organizzata sarebbe cambiato profondamente.

Se Capaci rappresenta la mafia delle bombe, la Terra dei Fuochi rappresenta la mafia dell’economia criminale e dell’avvelenamento silenzioso.
Con l’espressione “Terra dei Fuochi” si indica l’area compresa tra le province di Napoli e Caserta dove, per decenni, sono stati smaltiti illegalmente rifiuti tossici industriali attraverso traffici gestiti dalla criminalità organizzata e da reti imprenditoriali colluse.
I roghi di rifiuti, le discariche abusive e l’interramento di sostanze tossiche hanno prodotto un disastro ambientale e sanitario che ha colpito migliaia di famiglie. In molti comuni si è registrato un aumento di patologie oncologiche e malattie respiratorie, alimentando rabbia, paura e sfiducia nelle istituzioni.
Qui la mafia non si manifesta con le esplosioni o con i kalashnikov. Si manifesta attraverso:
il profitto illegale;
la corruzione;
il controllo del territorio;
il silenzio;
l’intreccio tra criminalità, politica e interessi economici.
È una violenza meno spettacolare, ma altrettanto devastante.
La scelta del Papa: un gesto pastorale e civile
La visita di Papa Leone XIV ad Acerra il 23 maggio 2026 assume quindi un significato che va oltre l’aspetto religioso.
Nel suo intervento il Pontefice ha parlato di una terra “ferita”, segnata da “oscuri interessi” e dalla “cultura della prepotenza”. Ha invitato a non rassegnarsi all’inquinamento morale oltre che ambientale, chiedendo responsabilità e giustizia.
Le sue parole hanno richiamato indirettamente la stessa battaglia etica portata avanti da Falcone: la lotta contro sistemi criminali che distruggono la vita delle persone per il potere e il denaro.
La scelta della data appare altamente simbolica:
nel giorno in cui l’Italia ricorda le vittime della mafia armata,
il Papa richiama l’attenzione sulle vittime della mafia ambientale.
È un passaggio storico importante perché amplia il concetto stesso di antimafia.
Dall’antimafia giudiziaria all’antimafia sociale e ambientale
Negli anni Novanta l’antimafia era identificata soprattutto con l’azione repressiva dello Stato: magistrati, forze dell’ordine, processi e arresti.
Oggi la sfida è più complessa. Le organizzazioni mafiose investono nei rifiuti, nella logistica, nell’edilizia, nell’agroalimentare e nei traffici internazionali. La criminalità moderna cerca meno lo scontro frontale e punta di più all’infiltrazione economica.
Per questo la difesa dell’ambiente è diventata una nuova frontiera della legalità.
Proteggere il territorio significa:
difendere il diritto alla salute;
impedire il controllo criminale dell’economia;
contrastare corruzione e smaltimenti illegali;
salvaguardare il futuro delle nuove generazioni.
La Terra dei Fuochi è quindi uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione della mafia contemporanea.
Il tema non riguarda soltanto la criminalità organizzata. Riguarda anche le omissioni istituzionali.
Per anni cittadini, associazioni e sacerdoti del territorio hanno denunciato il problema dei rifiuti tossici senza ottenere risposte adeguate. La magistratura ha accertato traffici illeciti enormi e la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto che lo Stato italiano conosceva da tempo la gravità della situazione senza intervenire in modo efficace.
Questo aspetto crea un ulteriore legame con la stagione delle stragi mafiose: anche allora emersero ritardi, sottovalutazioni e zone d’ombra istituzionali.
La memoria di Falcone non riguarda soltanto il coraggio individuale, ma anche la necessità di uno Stato credibile, presente e capace di proteggere i cittadini.

Il 23 maggio 2026 potrebbe quindi restare nella memoria come il giorno in cui si è costruito un ponte simbolico tra due Italie ferite:
quella colpita dalla mafia delle stragi;
quella colpita dalla mafia dei veleni.
In entrambe le storie il centro è sempre lo stesso: la vita umana sacrificata agli interessi criminali.
Falcone combatteva un sistema che uccideva magistrati, poliziotti e cittadini con la dinamite.
Le comunità della Terra dei Fuochi combattono un sistema che uccide lentamente attraverso l’inquinamento e il degrado ambientale.
Cambiano i metodi, ma non cambia la logica mafiosa: trasformare il territorio e le persone in strumenti di profitto.

La visita del Papa ad Acerra nel giorno dell’anniversario di Capaci rappresenta un richiamo potente alla coscienza nazionale.
Ricordare Falcone oggi significa comprendere che la mafia non è soltanto quella delle stragi del passato, ma anche quella che avvelena le campagne, distrugge l’ambiente e compromette il futuro delle comunità più fragili.
Il messaggio del 23 maggio 2026 sembra essere questo: la lotta per la legalità, la giustizia e la dignità umana non può separarsi dalla tutela della terra e della salute delle persone.
Perché la mafia continua a cambiare volto, ma resta sempre una negazione della vita e della libertà.

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