Si tratta di un’antica consuetudine introdotta nello Stato di Caserta da Baldassarre Acquaviva d’Aragona. Con essa si concedevano 10 ducati a una giovane in età da marito, che fosse povera, vergine e di buona condotta. Era, purtroppo, motivo di esclusione una eventuale denuncia per stupro. La donazione era a carico di vari benefattori e veniva elargita dai luoghi pii delle Diocesi solo dopo il matrimonio, non prima, perché avrebbe potuto non celebrarsi per sopraggiunti impedimenti. Il nome della candidata veniva estratto a sorte da un paniere chiamato “bussola”.
Nel corso delle mie ricerche, per caso, mi sono imbattuto in un atto notarile riguardante la giovane Angela F., della villa di Casolla, che nel 1792 poté usufruire della donazione, essendo il suo nominativo stato estratto nella quinta bussola del 1781, cioè ben dieci anni prima. In pratica, la giovane aveva acquisito il diritto, ma non trovava marito. Dieci anni dopo si rivolse al notaio, accompagnata dal prete del suo paese, Don Felice Giaquinto, per incaricarlo di ritrovare “l’istrumento” (l’atto) che attestava il suo diritto.
La vicenda di Angela mostra come la sorte e la pazienza si intrecciassero nelle vite delle giovani donne dell’epoca, rendendo la “bussola” non solo un rito di estrazione, ma anche simbolo di attesa e speranza.
