Cinquecentottantaquattro ettari di bosco da restituire alla collettività. Si riaccende la battaglia sul Feudo Vandra, nel territorio di Rocca d’Evandro, dopo l’udienza del 3 novembre 2026 davanti alla Corte d’Appello di Roma, Sezione specializzata per gli Usi Civici. Al centro della controversia c’è il futuro di un vasto patrimonio boschivo che, secondo quanto stabilito da una sentenza del Commissario per gli Usi Civici di Napoli, appartiene al demanio civico e deve essere reintegrato a favore della comunità locale.
La novità emersa nell’ultimo passaggio giudiziario riguarda la decisione del Comune di Rocca d’Evandro di rinunciare alla richiesta di sospensione degli effetti della sentenza commissariale numero 6/2025, pronunciata il 16 ottobre 2025. Il procedimento proseguirà nel merito: la prossima udienza è stata fissata per il 2 marzo 2027.
A renderlo noto è il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), costituitosi in giudizio per tutelare i diritti di uso civico e la salvaguardia ambientale del territorio, rappresentato dagli avvocati Rosalia Pacifico e Tommaso Raccuglia.
Secondo l’associazione, la rinuncia alla richiesta di sospensiva comporta che la sentenza commissariale resti pienamente efficace e debba essere eseguita. Il pronunciamento ha infatti giudicato illegittime e inefficaci le presunte procedure di sdemanializzazione che, nel corso degli anni, avrebbero interessato alcune porzioni del Feudo Vandra.
La richiesta di restituzione dei terreni
La vicenda riguarda l’assetto proprietario e la destinazione di un’area di circa 584 ettari, caratterizzata da un importante patrimonio boschivo tra Campania e Lazio. Il GrIG sostiene che i terreni abbiano conservato la natura di demanio civico, nonostante le previsioni urbanistiche comunali che avevano individuato parte dell’area come zona industriale, attraverso il Piano per gli insediamenti produttivi (P.I.P.).
Secondo quanto ricostruito dall’associazione, la mancata conclusione di una regolare procedura di sdemanializzazione avrebbe impedito ai terreni di perdere la loro originaria natura di terre collettive. Da qui il riconoscimento dei diritti della comunità locale e la richiesta di recuperare le aree che sarebbero state illegittimamente cedute o occupate.
La Regione Campania attende risposte dal Comune
La questione era già stata sollevata dal Gruppo d’Intervento Giuridico nell’aprile 2026, attraverso un’istanza rivolta al Comune e alla Regione Campania per conoscere lo stato di attuazione della sentenza.
Con una nota del 15 maggio 2026, la Regione aveva comunicato di aver chiesto formalmente al Comune di Rocca d’Evandro informazioni dettagliate sull’ottemperanza al pronunciamento e, in mancanza, di attivarsi per garantirne l’integrale esecuzione.
La stessa Regione aveva inoltre precisato di essere in attesa di un riscontro, riservandosi di valutare ulteriori iniziative attraverso la Direzione generale Politiche agricole, alimentari e forestali in caso di persistente inerzia dell’amministrazione comunale.
Secondo il GrIG, a distanza di un anno dalla sentenza non sarebbero ancora state avviate concrete operazioni per il recupero dei terreni al demanio civico.
Gli interventi nel bosco e le contestazioni ambientali
La controversia ha anche un risvolto ambientale. Il procedimento davanti al Commissariato per gli Usi Civici era stato avviato dopo una segnalazione dell’associazione, presentata il 22 gennaio 2024, relativa a interventi di taglio della vegetazione e occupazione di terreni nel bosco del Feudo Vandra.
I successivi accertamenti dei Carabinieri Forestale avevano rilevato, secondo la documentazione richiamata dal GrIG, la trasformazione di circa 330 metri quadrati di bosco ceduo in terreno nudo attraverso l’eliminazione della vegetazione arborea con mezzi meccanici, in assenza di atti abilitativi.
L’8 marzo 2024 il Comune aveva quindi emanato l’ordinanza numero 4, disponendo la sospensione del cantiere di taglio boschivo.
Nuove iniziative e coinvolgimento delle istituzioni
Il Gruppo d’Intervento Giuridico ha annunciato una nuova istanza per sollecitare l’immediato avvio delle procedure di reintegra del bosco al demanio civico. Saranno nuovamente coinvolti il Ministero della Cultura, la Prefettura di Caserta, la Soprintendenza, i Carabinieri Forestale e, per quanto di competenza, le Procure della Repubblica e regionale della Corte dei conti.
L’associazione richiama inoltre gli obblighi attribuiti dalla sentenza al Comune per il recupero dei terreni e alla Regione Campania per l’eventuale attivazione delle procedure di reintegra in caso di mancato intervento comunale.
La partita sul Feudo Vandra resta dunque aperta, ma con un punto fermo: la sentenza commissariale del 2025, non sospesa, è attualmente efficace. Il prossimo appuntamento giudiziario sarà quello del 2 marzo 2027, quando la Corte d’Appello di Roma entrerà nel merito della controversia.
La richiesta del GrIG è chiara: restituire ai cittadini di Rocca d’Evandro i 584 ettari del Feudo Vandra, tutelando un patrimonio collettivo che, secondo l’associazione, non può essere sottratto alla sua destinazione ambientale e ai diritti della comunità.
