Presidente del Panathlon Distretto Italia Francesco Schillirò
E’ stata una giornata di confronti e di idee quella vissuta dal Panathlon Club di Napoli presieduto da Alfonso Pepe con i Club gemellati sul tema “Leadership e Membership” nel Panathlon, che si è svolta nella sede del Centro Velico della Marina Militare. Sottotitolo della giornata tante proposte e tanta voglia di fare per rendere sempre più presente sul territorio il Panathlon International.
All’incontro erano presenti il Vice Presidente del Panathlon Distretto Italia Francesco Schillirò, con il Presidente Internazionale Giorgio Chinellato, ed il consigliere Internazionale Fabiano Gerevini ed i rappresentanti dei Club di Pavia, Ozieri, Trapani, Roma e Forte dei Marmi.
E’ stata una bella occasione per incontrarsi e confrontarsi, per tracciare linee e prospettive sullo sviluppo del Panathlon International del futuro.
Particolare l’intervento del Vice Presidente del Panathlon Distretto Italia Francesco Schillirò, che è stato governatore della nostra Area e che abbiamo avuto modo di apprezzare per le sue idee innovative ma con dei capisaldi ben solidi.
Schillirò inizialmente ha illustrato il suo concetto di definizione del Panathlon come “piramide ibrida”, per spiegare la struttura e la natura organizzativa dell’associazione. Infatti la struttura piramidale rappresenta la gerarchica dei club di servizio e delle associazioni benemerite del CONI. Con al vertice gli organi nazionali e internazionali (come il Distretto o i Governatori), che tracciano le linee guida e mantengono saldi i valori istituzionali. Poi c’è la componente ibrida (i Club intesi come motore).
“L’ibridazione nasce dal fatto che la vera linfa vitale e la spinta propulsiva non calano dall’alto della piramide, ma risiedono alla base – le parole di Schillirò – i singoli Club sul territorio e i loro soci costituiscono il reale “motore” dell’intera Associazione. Senza la partecipazione attiva e l’iniziativa dal basso dei Club locali, l’intera impalcatura istituzionale rimarrebbe immobile”.
In sintesi, la “piramide ibrida” descrive un’organizzazione formale e verticale che riesce a funzionare e a diffondere i propri ideali etico-sportivi solo grazie a una spinta orizzontale e democratica che parte dalle proprie sezioni territoriali.
Francesco Schillirò si è poi soffermato sul tema della leadership nell’associazionismo con una visione critica e pragmatica, strettamente connessa al suo concetto di “piramide ibrida” soffermandosi su tre punti.
Il Leader è un facilitatore non un “capo”. Un’organizzazione in cui la base territoriale è il vero motore, la leadership non può basarsi sull’autorità gerarchica o su direttive provenienti dall’alto. Il leader del Panathlon (Governatore o il Presidente di un Club) deve agire come un facilitatore e un motivatore. Il suo compito principale è creare le condizioni ideali affinché i soci e i club esprimano al meglio le proprie iniziative.
Il legame indissolubile tra Leadership e Membership
Il Vice Presidente del Panathlon Distretto Italia, ha poi evidenziato che nel terzo settore e nei club di servizio si sta assistendo a un calo degli iscritti dovuto a cause naturali o a fenomeni di disaffezione. Per contrastare questa tendenza, la leadership deve sapersi legare alla membership: un buon leadership deve saper ascoltare e valorizzare le competenze dei singoli soci. “Deve favorire il “noi di gruppo”, stimolando il senso di appartenenza e la democrazia interna” il suggerimento del relatore.
La gestione dell’incertezza e la “Vision”, un buon leader associativo non deve limitarsi all’ordinaria amministrazione, ma deve guidare il cambiamento e superare i momenti di incertezza con una visione etica chiara, in pratica deve saper tradurre i valori storici del Panathlon (il fair play, il contrasto al doping o l’inclusione) in progetti pratici capaci di attrarre le nuove generazioni.
La concezione di leadership trova la sua massima espressione nei gemellaggi tra Club, che non sono semplici incontri formali, ma strumenti di rete in cui la leadership condivisa tra più sezioni territoriali permette di scambiare buone pratiche e realizzare progetti interregionali o internazionali di più ampio respiro. Applica modelli di sociologia dell’organizzazione e di management dell’associazionismo per traghettare il movimento nel futuro.
I concetti fondamentali che Schillirò mette al centro del dibattito panathletico ridefiniscono l’identità stessa del movimento attraverso tre pilastri: La transizione da “Club di Élite” a “Fattore di Impatto Sociale”, il Panathlon è nato raccogliendo le eccellenze del mondo sportivo. Oggi la membership non deve essere solo un titolo d’onore, ma una responsabilità sociale. Il Club deve essere un soggetto attivo sul territorio, capace di dialogare con le scuole, le università e le istituzioni per incidere concretamente sulle politiche sportive e sull’inclusione. L’Etica Sportiva come competenza e non solo come ideale. Il Fair Play e la lotta al doping sono da sempre nel DNA del Panathlon. La svolta culturale proposta da Schillirò consiste nel trattare questi valori non come concetti astratti, ma come vere e proprie competenze educative da formare. Da qui deriva la sua forte spinta verso la formazione dei quadri dirigenti e dei soci: per difendere l’etica nello sport moderno, servono competenze comunicative, legali e pedagogiche adeguate.
La sussidiarietà e la democrazia interna. Con la teoria della piramide ibrida, Schillirò ha formalizzato un principio cardine: la sopravvivenza del movimento dipende dalla capacità del vertice istituzionale di mettersi al servizio della base. I soci non devono essere spettatori passivi delle linee guida del Distretto, ma proponenti e innovatori.
Importante è la formazione dei soci che non è un’attività opzionale o secondaria, ma rappresenta la condizione essenziale per la sopravvivenza e l’autorevolezza dell’intero movimento. Schillirò utilizza spesso una metafora legata alla navigazione per spiegare l’importanza delle competenze: nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’elettronica, in caso di blackout, un leader deve saper usare i vecchi strumenti manuali per portare in salvo chi si è affidato a lui. Ovvero i soci devono possedere una profonda cultura dei principi etici fondanti. La formazione dei soci è lo strumento cardine per costruire quella che Schillirò definisce la reale appetibilità sociale del Club. Un socio formato e consapevole non impone i valori dello sport dall’alto (autoritarismo), ma li testimonia attraverso la qualità dei progetti che propone sul territorio (autorevolezza). La formazione deve quindi trasformare il socio da semplice “ospite alle conviviali” ad attore sociale preparato, capace di dialogare con istituzioni, scuole e federazioni sportive.
Per spiegare la profondità che deve avere la formazione dei soci, Schillirò cita spesso un suo personale lmotto: “Un ateniese può fare lo spartano, ma uno spartano non potrà mai diventare ateniese”, ovvero l’associazione deve formare “ateniesi”, ovvero soci ricchi di cultura, etica, flessibilità e visione globale.
Se un socio possiede questa solida base culturale (ateniese), saprà anche essere rigoroso e concreto quando necessario (spartano); al contrario, un approccio rigido, puramente burocratico o focalizzato solo sui formalismi (spartano) non permetterà mai al movimento di evolversi e di aprirsi al futuro.
Infine Schillirò esorta i Club a non limitarsi a fare informazione cioè raccontare ciò che il Panathlon fa, ma a fare vera formazione insegnare il perché lo fa e come farlo al meglio. I quadri dirigenti e i soci devono essere formati sui temi caldi dello sport moderno: a tutela dei minori e l’inclusione; le normative sul fair play e il contrasto ai fenomeni degenerativi dello sport ed i modelli di gestione democratica e orizzontale dei Club stessi.
